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FILMS

Questa rubrica vuole raccogliere i vari film che hanno attinenza con la musica ed il ballo in genere. Se avete un film che ritenete debba essere segnalato scrivete a Mauro Gresolmi (greso@salsa.it)

DARIO ARGENTO  - 2012
(Colonne sonore da brivido)

Goblin, Ennio Morricone, Keith Emerson, Giorgio Gasini, Pino Donaggio e molti altri
Regia di Dario Argento

Oggi ripercorriamo la carriera cinematografica del re del brivido italiano, Dario Argento, un vero innovatore del genere thriller e horror, sia per quanto riguarda lo stile, sia per la nuove e sperimentali tecniche da lui usate, e soprattutto, l'argomento che più ci riguarda da vicino, per come ha saputo elevare la musica a vera e propria protagonista di alcune sue pellicole. Se infatti nei primi suoi film la colonne sonore servivano ad accompagnare le scene, dando un ulteriore contributo alle atmosfere cupe ed alla suspance delle trame, nel periodo che va dal 1975 al 1987 le musiche dei suoi lavori hanno assunto un ruolo sempre più predominante nell'intero contesto, venendo ricordate ancora oggi come veri e propri classici del genere. E non solo: il mondo della musica ha sempre intrigato Argento, che molto spesso ha dato ai suoi personaggi e alle ambientazioni dei suoi films connotazioni musicali: spesso i protagonisti delle sue pellicole erano musicisti, insegnati o allievi di conservatorio, studenti di danza, di conseguenza le location diventavano scuole di ballo, teatri lirici e via dicendo.
La trilogia degli animali e il film della svolta. Seguendo un rigoroso ordine cronologico, iniziamo con quella che viene chiamata la "trilogia degli animali", in quanto nei titoli dei suoi primi tre films Argento ha incluso il nome di un animale: L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio, usciti nel 1970 (il primo) e nel 1971 (gli altri due), hanno fatto conoscere al grande pubblico l'allora giovane regista romano , che si distinse per aver reinventato questo genere proprio come fece nel decennio precedente Sergio Leone con il Western. Tutte e tre le pellicole hanno le caratteristiche del giallo classico, ma con degli elementi nuovi, sia dal punto di vista visivo che da quello narrativo, che fecero apprezzare il suo autore anche all'estero. Compositore di tutte e tre le colonne sonore fu il maestro Ennio Morricone, abilissimo come sempre a donare il suo tocco anche in un genere che non lo ha reso famoso. Come abbiamo precedentemente accennato, nei primi film le musiche servivano per accompagnare le scene ed enfatizzarne i momenti topici, ma rimanevano sempre in secondo piano, tanto è vero che quasi nessuno si ricorda più i temi principali di quei films.



Scriviamo di proposito quasi nessuno, perchè Quentin Tarantino, da grande cinefilo ed appassionato di cinema italiano, riprese due di questi temi e li inserì nella soundtrack di due dei suoi films: i brani in questione sono Piume di cristallo, usato in Death-Proof (ma non inserito poi nel disco), e Paranoia prima, tratto da Il gatto a nove code, utilizzato in Grindhouse.
Dopo una parentesi dedicata al cinema storico con Le cinque giornate di Milano, Argento ritorna al suo genere preferito girando nel 1975 quello che tutti considerano il suo capolavoro, Profondo Rosso; questo film segna proprio il distacco dal giallo classico per approdare ad atmosfere più da incubo e a delitti sempre più efferati, offrendo soluzioni visive sempre più innovative (un marchio di fabbrica "argentiano", che contraddistingue quasi tutti i suoi film, è la soggettiva dell'assassino). E' proprio da questo film che la musica inizia a diventare protagonista quanto i personaggi stessi. Inizialmente affidò la composizione della colonna sonora al pianista jazz Giorgio Gaslini, in quanto il protagonista del film era un insegnante di jazz al conservatorio ed il suo miglior amico invece uno squattrinato pianista da piano-bar. Gaslini scrisse alcuni temi, ma Argento non fu del tutto soddisfatto: sentiva la mancanza di un tema conduttore facilmente riconoscibile, che avrebbe colpito lo spettatore come un pugno nello stomaco: si mise così a cercare giovani musicisti con la voglia di emergere e si fece mandare molti provini: alla fine la scelta cadde su quattro giovani musicisti, appena usciti dal conservatorio e appena tornati da uno stage a Londra tenuto da Emerson, Lake & Palmer e dagli Yes; il loro leader era Claudio Simonetti, figlio del pianista e compositore Enrico Simonetti, e loro si chiamavano Goblin. Lavorando alla colonna sonora del film i Goblin portarono le nuove sonorità provenienti dal rock progressivo, genere che avevano abbracciato, donando alle scene principali ulteriore inquietudine, angoscia e terrore alo stato puro.
Il tema di Profondo Rosso divenne la musica del terrore per antonomasia, il disco vendette migliaia di copie. Non va dimenticata neppure la nenia infantile, che preannunciava i delitti dell'assassino, quest'ultima composta da Gaslini.



Il maestro del'horror. Profondo Rosso diede grande fama ad Argento anche all'estero, ma il film che fuori dal'Italia gli ha dato più successo, facendogli assegnare il titolo di maestro dell'horror, è stato quello successivo, Suspiria, girato nel 1976 e ambientato nell'inquietante accademia di danza di Friburgo, in Germania, dove si annidava una congrega di streghe. In questa occasione affidò nuovamente la composizione della colonna sonora ai Goblin, che diedero il meglio di sè, non solo nell'incalzante ed ossessivo tema principale, ma anche in tutto lo score.
Nel 1980 la "trilogia delle madri" proseguì con Inferno, ambientato a Roma e a New York. Argento ormai è un regista affermato in campo internazionale, le sue produzioni, pur essendo italiane si avvalgono anche di molti attori stranieri e sono girati tutti in lingua inglese per una migliore distribuzione. Per quest'altro film horror, che è la prosecuzione ideale di Suspiria, in quanto incentrato sulla seconda delle tre madri degli inferi, si avvalse delle musiche di un altro grande esponente del rock progressivo, un altro innovatore per quanto riguarda l'uso delle tastiere, e cioè il grande Keith Emerson: Emerson scrisse una soundtrack molto cupa ma con toni a volte molto epici e cori in latino, in più realizzò anche una versione post-moderna del Va pensiero di Verdi, sulle cui note dell'originale vengono barbaramente assassinati Eleonora Giorgi e Gabriele Lavia.
Due anni più tardi ci fu il ritorno al thriller con Tenebre, e con esso il ritorno alle musiche dei Goblin, che non seppero però uguagliare artisticamente le composizioni precedente.
Simonetti e soci si rifecero però tre anni dopo, con Phenomena, un'horror ambientato in un collegio svizzero, la cui colonna sonora ha avuto anche un discreto successo di vendite, grazie ai Goblin piuttosto ispirati per l'occasione e grazie anche all'apporto di alcune band di heavy metal che Argento invitò per l'occasione, quali Iron Maiden, Motorhead e Andi Sex Gang. Compose anche un brano molto suggestivo anche Bill Wyman, che all' epoca era ancora il bassista dei Rolling Stones.
L'alternanza tra lo score originale affidato a Claudio Simonetti ed alcune canzoni in appannaggio a gruppi rock proseguì nel 1987 con Opera, un thriller ambientato nel mondo della musica lirica (si riferiva alla leggenda della maledizione del Machbeth). In questa occasione però Argento ingaggiò gruppi di minor richiamo rispetto alla precedente pellicola: Steel Grave e Norder Light e quindi le vendite della soundtrack, che comunque è sempre di livello molto buono, ne risentirono,
Gli Anni 90 ed il ritorno al giallo. Negli anni 90 Argento decise di ritornare al giallo classico, pur inserendo temi mai banali. Il suo primo lavoro di questa decade è un film interamente prodotto e girato in America, dal titolo Trauma, che ci presenta la figlia Asia, affetta da problemi di anoressia, alle prese con un assassino che decapita le proprie vittime. Inizialmente il regista romano propose per le musiche l'ormai fidato Simonetti, ma la produzione americana spinse per un compositore più conosciuto negli States e così la scelta cadde su Pino Donaggio, autore di fiducia di tutti le musiche dei gialli di Brian De Palma (tra queste ricordiamo quella di Omicidio a luci rosse, ripresa poi anche per il film italiano Sotto il vestito niente).



Per i suoi due successivi film, La sindrome di Stendhal e la sua personalissima versione de Il fantasma dell'opera, tornò ad avvalersi della collaborazione di Ennio Morricone, ritornando alla funzione originaria del semplice accompagnamento musicale delle scene, per dar maggior risalto agli elementi della trama.
Gli anni 2000 e la conclusione della trilogia delle madri - Nel decennio appena trascorso il re del brivido prosegue il discorso intrapreso negli anni 90. In Nonhosonno cerca di ricreare le atmosfere di Profondo Rosso, sia per le location, sia per qualche rimando nella trama, sia per le musiche dei Goblin, che però non hanno la stessa forza del loro più riuscito predecessore. Il Cartaio (2004), scritto mentre girava il film precedente e vide ala tv un servizio sulla mania del videopoker, e considerato da lui stesso il suo film meno riuscito, non lascia niente di memorabile, nemmeno per quanto riguarda le musiche.
Per il capitolo conclusivo della trilogia delle madri, invece, fa le cose in grande stile: Simonetti compone una colonna sonora molto valida, corroborata dal leader del gruppo di symphonic black metal Cradle of Filth, Dani Filth, che presta le sue voci per la potente Mater lacrimarum. La terza madre in Italia viene stroncata dalla critica, mentre all'estero viene accolta con giudizi contrastanti, uscendo poi alla distanza anche nel mercato dell'home video.
L'ultimo suo film risale al 2009, si intitola Giallo ed è stato inizialmente distribuito soltanto per l'home video, per uscire poi nelle sale nell'estate successiva. Ha raccolto critiche molto positive e anche alcuni prestigiosi premi nel settore la colonna sonora, scomposta da Marco Werba.
Attualmente Dario Argento ha appena presentato in anteprima a Los Angelesil suo Dracula, in cui per la prima volta si cimenta con la tecnica del 3D. Il film è stato accolto con grande entusiasmo e presto lo potremo vedere anche nelle nostre sale.

    

A cura di:
Mauro Grisolmi

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