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I GRANDI

FRANKIE RUIZ “El papà de la salsa” (1958-1998)

04/01/2008

Frankie Ruiz “El papà de la salsa” 1958-1998. La leggenda di un sonero
Si racconta che ballasse ancor prima di nascere, quando era nel ventre di sua madre e sentiva il suono di un tambor e che, nella fredda mattina del 10 Marzo 1958, in una stanza del S.John Hospital in New Jersey, venne alla luce con un sorriso disegnato in viso.
Josè Antonio Ruiz Negròn, figlio di Hilda Estrella Ruiz che lo mise al mondo quando aveva soltanto quattordici anni, lavorava duramente in alcune fabbriche e caffetterie per mantenere la sua nuova famiglia che crebbe di numero dopo la nascita di Juan Felix y Victor “Vitito” Pinto Ruiz.
Le condizioni di vita negli anni ’50-’60 erano tutt’altro che facili e la famiglia Ruiz incontrò le difficoltà condivise con i tanti portoricani che emigrarono in quel periodo nella costa est degli stati uniti in cerca di fortuna.
Frankie e suoi fratelli non ebbero la fortuna di crescere con il loro padre naturale, Francisco Torresola e fu il loro nonno paterno, don Emilio Ruiz, e sua moglie donã Concepciòn Negròn a riconoscerli e a prendersi cura di loro.
Guidato dalla madre e dallo zio Edwin, Frankie familiarizzò fin da bambino con la musica che divenne la sua passione più grande, tanto che già all’età di sette anni ascoltava i brani di Ismael Rivera con Cortijo, Hector Lavoe e Ismael Miranda, artisti che influenzarono notevolmente le sue produzioni.
Tutti i venerdì sera ascoltava dalla sua finestra di casa alcuni musicisti che suonavano in strada, accompagnandoli con delle semplici scatole di biscotti che utilizzava come strumento, arrabbiandosi molto quando la gente metteva in discussione le sue origini portoricane.
Il suo primo debutto come cantante avvenne all’età di nove anni, con Johnny Albino, straordinario cantante dei Los Panchos e del Trio San Juan.
Amava cantare bolero e suonare le sue scatole di biscotti fantasticamente trasformate in bongò ma il suo precoce talento per le percussioni non passò inosservato quando, durante un concerto del Rey del Timbal, Tito Puente, fu invitato sul palco a suonare un "solo". Lo stesso Puente rimase impressionato dalle capacità del giovanissimo Frankie e per premiarlo gli regalò dei timbales.
Successivamente, si trasferì ad Union City con la madre, i nonni, i fratelli minori e Aida Rosario,la sua “Mi China”, il primo amore al quale ha dedicato tanti versi delle sue canzoni, la quale, dopo aver perso un figlio durante la gravidanza, venne tragicamete uccisa nel periodo in cui Frankie cantava con l’Orchestra del grande Tommy Olivencia e questo tragico evento lo sconvolse profondamente.
Nel 1969 dovette sostituire il cantante dell’Orchestra “La nueva”, diretta dal pianista Charlie Lòpez, cantando “Muneca”, brano che aveva già avuto molto successo con la voce di Ismael Quintana e l’orchestra “La Perfecta” di Eddie Palemieri. Lòpez rimase cosi colpito dal sabor di Frankie che gli propose di rimanere nella sua orchestra come cantante.
In quel periodo esplose il boom della Fania e, nonostante fossero consapevoli delle difficoltà di ottenere un contratto discografico, i giovani componenti dell’Orchestra “La nueva” continuarono ugualmente a suonare insieme in alcuni locali notturni.
Nell’estate del 1972 registrarono un demo con una guaracha di Charlie Lopez dal titolo “Borinquen” e il guaguancò “Salsa Buena”, unico brano che Frankie Ruiz incise di suo pugno in tutta la sua carriera.
La sua avventura con la orchestra “La nueva” terminò nel 1977 poiché Frankie e la sua famiglia andarono a Puerto Rico, isla del incanto nella quale inizio a cantare con Josè Miguel Class, affinando notevolmente le sue qualità di grande sonero.
La svolta della sua carriera avvenne nella primavera del 1979, durante un concerto dell’ orchestra “La Solucion” di Roberto Rivera. Fu la madre di Frankie, Hilda, a chiedere direttamente al maestro Rivera di dare un’opportunità a suo figlio e in quella notte ebbe modo di apprezzare il grande talento del giovane Ruiz. Nello stesso anno, incise con l’etichetta Performance il disco intitolato “Orquesta la Solucion”, all’interno del quale pubblicò la seconda versione di Salsa buena, cantando anche “De sentimiento me muero”, “Soledad”, “Del Campo soy”e “La Fiesta no es para feos”.
Hilda, continuando la sua attività legata al giro degli affitti di locali notturni, mise le mani sul Nueva York Dancing Club dove suo figlio Frankie e Jaime ”Megui” Rivera crearono brani storici come “La rueda”, “La Vecina”, “Separemos nuestras vidas”, “Bartolo” e altri successi pubblicati nel disco “Orquesta La Solucion”, edito dalla TH Record che nel 1980 lo lanciò al successo internazionale.
Dopo tante pene, il successo discografico incrementò notevolmente le finanze della famiglia Ruiz ma la felicità durò poco tempo, poiché una mattina dell’estate del 1980, Hilda perse la vita a soli 37 anni in un incidente stradale. Questo duro colpo lasciò tracce indelebili nel cuore e nell’anima di Frankie che, a causa del senso di colpa e della depressione, si rifugiò nell’alcool e nelle droghe.
Ma i guai non finirono qui, poiché Frankie, a causa di alcune incomprensioni con Roberto Rivera dovute in larga parte alla crisi in cui era precipitato, decise nel 1981 di abbandonare definitivamente l’orchestra La Solucion.
Poco tempo dopo, recandosi negli studi della TH Records per una riunione con il maestro Tommy Olivencia, ebbe modo di conoscere il produttore Frank Torres che gli propose di diventare il cantante di una nuova orchestra chiamata “La Primerisima”, dal momento che Gilberto Santarosa era entrato a far parte dell’orchestra di Willie Rosario, Simon Perez si era ritirato dalla scena musicale e Paquito Guzman aveva intrapreso la carriera da solista.
Tra il 1981 e il 1984, periodo in cui le produzioni di salsa stavano attraversando un periodo di crisi a causa del boom della balada e del merengue, Frankie insieme a Tommy Olivencia, incise tre dischi, cantando al fianco di Carlos Alexis e Hector Tricoche.
Grazie al nuovo connubio artistico, vennero scritte canzoni come “Primero fui yo”, “Mujeres como tu”, “Como una estrella”, “Como lo Hacen”, “Lo dudo”, “Pancuco” che scalarono le classifiche di Porto Rico, New York, Colombia, Panamà e Venezuela, vendendo migliaia e migliaia di dischi.
IL successo raggiunto insieme a Tommy Olivencia spianò la strada di Frankie per il suo debutto da solista nel 1985 con il disco “Solista, pero no solo” e, grazie a brani come “La cura”, “Camionero” e “Esta codardia”, riuscì a battere ogni record di vendita e a diventare l’artista più apprezzato del suo genere.
Il secondo disco intitolato “Voy pa’encima”, prodotto nel 1987 con Frank Torres e J.Cesar Delgado, oltre ad aumentare la popolarità e il successo, valse a Frankie il Disco di platino insieme ad altri importanti premi e riconoscimenti, tra cui quello che la prestigiosa rivista Billboard conferisce ogni anno alle produzioni più rinomate.
Nonostante la grande fama, fece sempre dell’umiltà la sua carta vincente ma le molte sofferenze patite e il suo tempestoso carattere lo portarono sempre più all’estremo, allontanandolo giorno dopo giorno dai valori e dai principi che avevano caratterizzato la sua vita.
Ebbe non pochi problemi con la giustizia ma la sua assenza dalla scena discografica, non tolse mai linfa vitale alla sua splendida voce: infatti, nel 1989, grazie ad un permesso concesso dalle autorità penali, incise il disco “Mas grande que nunca” , che ebbe miglia e miglia di vendite in molti paesi, ottenendo un enorme successo grazie a brani come “Tu eres” e “Deseandote”.
Il 29 Aprile 1992, dopo essere uscito di prigione, si recò a Porto Rico negli studi discografici di Vincente “Vinny”Urrutia dove incise “Mi libertad” ma non ebbe nemmeno il tempo di gustare il nuovo successo che venne arrestato nuovamente sebbene la sua scarcerazione giunse qualche settimana dopo.
Tornato in libertà, decise di trasferirsi a Miami insieme a suo figlio Frankie Jr.
Nella splendida città della Florida trovò nuovo vigore ed energia. Tra il 1993 e il 1996 incise “Puerto Rico soy tuyo”, “Mirandote” e “Tranquilo”, partecipando inoltre al progetto musicale “La Rodven Machine” con una straordinaria interpretazione del famosissimo brano “I can’t get no satisfaction”.
Insieme all’orchestra diretta dal maestro Willie Sotelo, divenne un vero idolo nel sentire popolare e venne amato e apprezzato da migliaia e migliaia di persone.
Purtroppo la sua dipendenza dall’alcol aggravò maggiormente le sue precarie condizioni di salute e il grande Frankie perse la cosa più bella che la vita gli avesse donato: la sua energia vocale.
Il suo fisico non riuscì a sopportare i gravosi impegni a cui doveva far fronte, divenne sempre più angosciato e depresso ma ebbe la forza di rialzarsi e lottare contro chi cercava di diffamare il suo nome e la sua carriera.
Nel 1998, incise il suo ultimo disco del quale purtroppo riuscì a registrare soltanto tre brani con tante difficoltà e sofferenze, dando vita all’ennesimo successo intitolato “Vuelvo a nacer”.
Tornò successivamente a New York ma le sua salute peggiorò notevolmente e fu ricoverato all’University Hospital del New Jersey, dove si spense il 10 Agosto del 1998, all’età di 40 anni, lasciando nel mondo salsero e nei cuori della gente un grande vuoto che nessuno potrà mai riempire.
Nella sua ultima intervista, nonostante fosse in condizioni critiche, ringraziò Dio per avergli dato la forza di andare avanti e di guardare al futuro con ottimismo, dichiarando che “Los locos come yo nunca mueren”.
Concludo questa copiosa biografia dell’intramontabile Frankie Ruiz citando le splendide parole pronunciate in suo onore da Jerry Rivera: “El llevò la salsa a otro nivel. El abriò la brecha y la puerta por la cual otros llegaron a la salsa. Si no hubiera existido un Frankie Ruiz, yo posiblemente hubiera sido rockero”.



Annuncio della scomparasa di Frankie Ruiz con servizio commemorativo

A cura di:
PabloRico
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