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LIBRI

I libri scelti per questa rubrica, in collaborazione con l'Associazione Caribe (asscaribe@libero.it ), hanno connessioni, dirette o indirette, con le culture e le tradizioni latine, afrocaraibiche e afroamericane. Chi desidera sottoporre libri da recensire è pregato di contattare Gian Franco Grilli: grigianfra@alice.it

Seguire i pappagalli fino alla fine - Voci di Rio de Janeiro
Anno: 21/11/2008
Autore: Alberto Riva
Editore: Il Saggiatore

Scoprire il variopinto mondo carioca a ritmo di samba e bossa nova. Questo, in sintesi, è l’obiettivo che Alberto Riva, giornalista-collaboratore del Venerdì di Repubblica, si è proposto e ha raggiunto con successo attraverso la pubblicazione del bel libro Seguire i pappagalli fino alla fine - Voci di Rio de Janeiro (Il Saggiatore - 332 pagine, € 19,50). E il fantastico e originale viaggio non poteva che iniziare dalla follia collettiva del Carnevale di Rio. Infatti il lungo reportage sulla metropoli brasiliana muove i primi passi nel mese di Febbraio, in piena estate, nell’enorme Avenida Presidente Vargas tra i 28000 componenti della scuole di samba che aspettano di sfilare e gareggiare nel Sambódromo. Poi abbandona questa arena per andare a vedere il «Carnevale di strada», quello non legato alle Scuole, che anima tutta la città, forse quello più autentico.
Oggi a Rio dire Carnevale significa parlare di samba, di quel fenomeno della cultura afrobrasiliana che la maggior parte di noi conosce solo marginalmente e che invece rappresenta il concentrato di un lungo e stratificato processo folklorico-musicale avvenuto nel grande crocevia di quella che fu l’antica capitale del Brasile. Insomma, il samba è la spina dorsale della musica brasiliana e il risultato di un gigantesco e interminabile frullato di percussioni afro, canzone carnevalesca (una sorta di spugna che assorbe le diverse anime della cultura carioca) valzer, polche, marzurke, maxixe, choro ecc. In queste pagine troviamo poi delle puntualizzazioni efficaci e importanti soprattutto per il lettore profano di cose brasiliane. Ad esempio, viene ricordato che mentre nel Carnevale «ufficiale» è il samba il protagonista assoluto, in quello di «strada» non c’è un primattore ma sono diversi , o ci fa riflettere sul ruolo e la durata di questi eventi, che incidono nel contesto umano e sociale di quel territorio. Uno sguardo a ritroso tra le quinte per capire la lunga vigilia del Carnevale che si snoda da dicembre a febbraio, ma che concretamente comincia un anno prima, ovvero il Mercoledì delle Ceneri appena spenti i riflettori del Mardi Gras carioca. Intravediamo così un quadro fittissimo di colori, dove migliaia di protagonisti sono all’opera nei loro ambienti, nelle favelas, nel suburbio e nel centro della città, tutti impegnati a trasformare idee in progetti. Un mondo incredibile, che pulsa giorno e notte, e di cui Riva conosce a menadito ogni angolo e le particolarità di ognuno. Prima ci prepara con una essenziale introduzione sul samba-enredo, espressione che “oggi ha perso un po’ della magia” e non è altro che un ibrido “tormentone cantato per accompagnare la sfilata dei carri allegorici”. Eppoi inizia il racconto richiamando l’attenzione sulla prima scuola di samba fondata nel 1927 dal compositore Ismael Silva e passando a descrivere le Scuole contemporanee che si contendono il podio, da Salguerio a Rocinha, da Mangueira a Portela, da Beja Flora (la supercampionessa) a Vila Isabel, evidenziando il grande dinamismo e sottolineando la vita stessa della scuole con le storie densissime di amori e matrimoni finiti tra i suoi sambisti, le regole ferree dei regolamenti, le polemiche, la rivalità - a volte durissima - tra i contendenti (situazioni che accadono con le debite differenze anche nel più tranquillo Palio di Siena), le aspirazioni, l’allegria, ma anche la sofferenza di gente umile. Uno spaccato sbalorditivo di quotidianità carioca, di aneddoti che si accavallano, di situazioni contradditorie, borderline, di informazioni e dettagli raccolti nell’arco di tre anni. Sì, tre anni è durata la ricerca di Alberto Riva, penna brillante, giornalista-scrittore italiano sposato con una carioca e residente a Rio. E non c’è dubbio che questa vicinanza ai luoghi abbia agevolato l’indagine, ma dalla mole dei dati illustrati nel libro si desume che il nostro autore non è stato fermo un minuto, spostandosi da una favela all’altra, superando le varie difficoltà ambientali per scovare i personaggi giusti, intervistando scrittori, architetti (ad esempio il centenario Oscar Niemeyer, nato nel 1907 e ancora attivo), gli abitanti delle periferie vittime della violenza dei narcotrafficanti, i venditori ambulanti, ma soprattutto musicisti, cantanti e sambisti. Dell’interminabile lista dei grandi nomi raccontati da Riva in queste pagine ne citiamo solo alcuni: Pixinguinha, uno dei più grandi melodisti della storia brasiliana; Fernando Pamplona, un’enciclopedia vivente del carnevale carioca ma anche un personaggio senza peli sulla lingua, critico verso la situazione odierna in quanto sostiene che “oggi è tutto commercio” e il carnevale è condizionato dai soldi e dai bicheiros (boss della lotteria clandestina) che comandano e piegano ai propri interessi, poco trasparenti, le scuole di samba.
L’itinerario poi fa una tappa fondamentale a Praça Onze de Junho, la piazza dove si celebravano Candomblé e Umbigada e nacque la cultura musicale carioca. L’equivalente, più o meno, di quello che è stato Congo Square per la città e la cultura di New Orleans, dove il jazz iniziò a balbettare tra la fine dell'Ottocento e inizio Novecento. Proseguiamo ancora un po’ e scopriamo che tre momenti basilari del samba (espressione prevalentemente di origine africana) provengono da una triade di bianchi, e che non abitavano nelle favelas: Noel Rosa, Ari Barroso e Chico Buarque de Hollanda.
Ma l’universo carioca non si ciba solo di musica. Si alimenta con altre passioni. E allora il giornalista lascia la parola anche ad un altro grande protagonista che si esibisce euforicamente con alcuni «complici» nel gigantesco Maracanã: il futebol, ma con uno stile di gioco unico rispetto al resto del mondo, nel quale, secondo l’antropologo Freyre, si mischiano “la capoeira e il samba” per dare vita attraverso attori-complici “una danza piena di sorprese irrazionali”. E alcuni di quei ballerini-giocatori che hanno calcato il tappeto erboso del Maracanã sono poi entrati nella leggenda. Tra queste stelle, la figura più vitale e allo stesso tempo tragica della storia del calcio brasiliano è Manuel Francisco Dos Santos, alias Garrincha. Di lui (ma non solo) si parla diffusamente nel bel capitolo “Ti ricordi Garrincha?”. Figlio di immigrati dal Nordest del Brasile, quel ragazzo che “aveva le gambe come due parentesi aperte” segnò la storia del futebol con il Botafogo e con la nazionale del suo Paese: decisivo fu il suo contributo per la vittoria del Brasile della prima coppa Jules Rimet, il Campionato del Mondo svoltosi nel 1958 in Svezia. Era lo squadrone mitico con Didí, Vavá, Pelé, Zagalo. E memorabile diventò la sfida con la Russia raccontata da Nelson Rodrigues: ”non si è mai visto, in un gioco di questa portata, un giocatore cominciare la partita con un danza.” Un vero talento sul campo, ogni suo dribbling era un’ovazione e lui, Garrincha, è stato l’ispiratore del coro oggi tanto diffuso negli stadi: “Oooooolé!”. Ma oltre alle sue prodezze sportive, nel testo sono raccontate anche aspetti della vita sentimentale di Garrincha, e che la stampa scandalistica bollò negativamente quando abbandonò la moglie per unirsi alla cantante mulatta Elza Soares, allora una delle interpreti di samba di maggior successo. Il perbenismo brasiliano di quegli anni non accettò il rapporto dei due amanti, che pagarono duramente venendo discriminati nel lavoro e nella società. Infatti molti ricorderanno la prematura scomparsa del “Charlie Chaplin del futebol” il 20 giungo del 1983: tra povertà, alcol e solitudine. Diversa invece la solitudine del compositore Antonio Carlos Jobim. “Lui sapeva fare anche da solo” scrive Riva “e la solitudine, nella composizione, sarà, dopo la separazione da Vinicius (de Moraes – Nda), quasi una costante per Jobim”. E l’artista non doveva spostarsi tanti chilometri per ricercare il paradiso dove trovare l’ispirazione perchè Rio è una città-foresta che “ospita non solo esseri umnai, ma custodisce gli animali, corsi d’acqua, la vegetazione...”. Proprio nel suo cuore verde, ovvero il Jardim Botanico, Tom Jobim si ritirava ore e ore per ascoltare i suoni della natura, il cinguettio degli uccelli, i versi acuti dei macachi, tutti elementi che alimentano la cangiante e poliritmica tavolozza sonora carioca che a volte vibra a tempo di samba, altre a ritmo di choro oppure swinga con la bossa nova, lo stile plasmato principalmente, ma non solo, da Jobim, Vinicius de Moraes e João Gilberto. Stile di cui in questi giorni si è celebrato anche in Italia il cinquantesimo della nascita con una serie di concerti, tra cui quelli di Milton Nascimento accompagnato dal Jobim Trio diretto dall’erede di Tom Jobim, di nome Paulo, il quale parla nel libro del fenomeno della bossa nova, della sensibilità ecologica e dell’amore sconfinato per l’urubú («l’aquila brasiliana») da parte di Tom, e inoltre si leggono aneddoti e commenti su immortali brani come Corcovado, Garota de Ipanema, Desafinado, Aguas de março, Chega de Saudade. E dissertando di cos’è la saudade (nel capitolo “Tristezza, per favore vai via” ) si conclude lo stupendo e fantasmagorico viaggio dentro l’immenso cosmo carioca. Trecentotrentaquattro pagine per conoscere la vita di diversi milioni di abitanti, il morro, le tradizioni, la cultura, i sapori di feijoada, jiló, cachaça, caipirinha, chopp, i botequim, le spiagge Ipanema e Copacabana, il regno vegetale e animale che vive dentro la città, ma soprattutto il folklore, le danze e le musiche che animano il Carnevale di Rio de Janeiro:
Olelé, olalà, pega no ganzé, pega no ganzá!
L’unica pecca, minuscola, di questa imperdibile opera è il glossario molto scarno: solo una quarantina di vocaboli specifici rispetto alla quantità sterminata di quelli ottimamente descritti nel testo. Utilissimo sarebbe anche poter disporre di un «Indice dei nomi» per facilitare la ricerca degli artisti raccontati nei vari contesti.

A cura di:
Gian Franco Grilli
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