Home Page

HOME | Download | Fotogallery | Interagisci | Latin Radio | Contatti | Pubblicità

Feed RSS 

 

Musica

Rubriche Ballo Videogallery Pagine Latine

News Professione DJ DJ News Curiosità dal mondo Music Contamination Libri Films Glossario Salsa Glossario Reggaeton

----------------

» Sei in: Home Page | Rubriche | Music Contamination

MUSIC CONTAMINATION

In questa rubrica scopriremo come il sound latino abbia influenzato compositori, artisti, gruppi ed esponenti di altri generi musicali nel corso della storia e come a loro volta altri generi abbiano contaminato la musica latina arricchendola di nuove sonorità.


ANNI 80: I BIG DI AUSTRIA, FRANCIA, BELGIO, SPAGNA, OLANDA E SCANDINAVIA

27/09/2013

Gli anni 80 hanno visto il proliferare di tantissimi artisti, gruppi, generi musicali in ogni parte del mondo, lasciando un indelebile segno nell'universo della musica leggera, ballabile e non. Riascoltando i successi di quell'epoca alcuni oggi ci appaiono inevitabilmente datati, altri, invece, non hanno perso un briciolo della loro freschezza ed  originalità. Molti djs e producers di oggi campionano le note delle canzoni di quel periodo e le fondono con i ritmi dance di oggi, garantendosi immediati riscontri sia da parte del pubblico giovane, che il più delle volte è totalmente ignaro della versione originale, sia dei nostalgici che possono testimoniare alle nuove generazioni di aver vissuto in prima persona quell'esplosione di creatività, fantasia stravaganza che era tipica di quella decade.
Abbiamo già accennato che in Europa le due nazioni che più si sono distinte in questo campo sono state l'Inghilterra, vera e propria culla di tutte le nuove tendenze musicali di quegli anni, e l'Italia, che mise il suo marchio di fabbrica, per poi  esportarlo, ad un nuovo modo di fare musica da discoteca. A loro dedicheremo le prossime puntate di questa rubrica. Sarebbe riduttivo e falso, però, affermare che solo gli artisti e le canzoni di questi due paesi dettassero legge in tutta Europa: anche il resto del vecchio continente ha contribuito alla causa, regalandoci hits indimenticabili e cantanti e gruppi ancora oggi rimasti nella nostra memoria. Quelli della Germania li abbiamo recentemente conosciuti, ora proseguiamo il nostro tour e vediamo quali sono stati gli altri big del nostro continente.

Dall'Austria al mondo intero: Falco e gli Opus. Abbiamo iniziato il nostro tour europeo dalla Germania, proseguiamolo con l'altro paese di lingua tedesca, l'Austria. La nostra storia però la facciamo partire dall'arena di Verona, durante la serata finale del Festivalbar del 1982: il patron Vittorio Salvetti annuncia quello che in Italia è stato  il disco-rivelazione dell'estate che sta per concludersi, presentando sul palco il suo autore ed interprete, un giovane austriaco di nome Falco. Quasi nessuno sa chi sia e dagli spalti arrivano tiepidi applausi di circostanza: come parte però l'intro di Der Kommissar è l'apoteosi, tutti i presenti urlano e ballano sulle note di quello che è stato uno dei più grandi successi degli ultimi mesi, e finalmente riescono a dare un volto al suo creatore.



Negli anni precedenti Johann (Hans) Hölzel si era formato musicalmente tra Vienna e Berlino, abbracciando vari generi, dal punk-rock alla Neue Deutsche Welle. Proprio quando si trova a Berlino sceglie il suo nome d'arte, in omaggio ad un campione di salto con gli sci della Germania Est che si chiama Falko Weißpflog, a lui basta sostituire la k con la c per renderlo più internazionale. Dal 1980 sottoscrive il suo primo contratto da solista con una casa discografica, per la quale si impegna ad incidere tre LP. Der Kommissar è il suo primo successo, vende sette milioni di copie e raggiunge la prima posizione in classifica in molti paesi, tra cui il Canada. Negli States è la prima canzone interamente cantata in tedesco ad entrare nella Billboard, anche se in posizioni di rincalzo: particolare lo stile musicale della canzone, a metà tra la disco, il rap e la new wave, un vero e proprio marchio di fabbrica di Falco. Sfruttando questo improvviso successo, pubblica due album a breve distanza uno dall'altro: vanno molto bene in Austria e Germania, specie il primo, ma negli altri paesi non ottengono il successo sperato. Falco, così, per il suo terzo lavoro decide di affidarsi ai produttori olandesi Bolland & Bolland (di cui parleremo più avanti); grazie a questa mossa e ad un album, Falco 3, di ottima qualità, il musicista viennese nel 1985 torna ai vertici delle classifiche mondiali. Il singolo trainante è Rock Me Amadeus, scritta per rendere omaggio al Mozart del pluripremiato film di Milos Forman Amadeus (vedi scheda nella rubrica films): a tutt'oggi la canzone detiene il record per essere la prima e l'unica canzone in tedesco ad aver raggiunto la prima posizione nella Billboard americana. Il secondo singolo è un altro brano molto ballabile dal titolo Vienna Calling, il terzo è una ballad il cui video suscita tantissime polemiche, subendo boicottaggi e censure: la canzone, dal titolo Jeanny , racconta la storia di una ragazza vittima di uno stalker, e nel video Falco stesso ricopre il ruolo del molestatore; le strofe, più cha cantate, sembrano narrate in tedesco, mentre il ritornello è in inglese. Tanto il testo quanto il videoclip, però, lasciano spazio a più di un'interpretazione, ma i media optano per quella che alla fine lo stalker uccide la sua vittima, quindi non la ritengono adatta ad un pubblico giovane. Questo porterà Falco a comporre un 'altra canzone, Coming Home e a girare un altro video per sviare questi sospetti.



All'apice della sua carriera Falco produce altri due album, che però non funzionano, aprendo un periodo di crisi creativa dalla quale si risolleverà nel 1992. Nel 1996 va a vivere nella Repubblica Dominicana, dove morirà nel 1998 a nemmeno 41 anni di età in seguito ad un incidente stradale. Il suo feretro viene trasportato in Austria per il funerale da un aereo della Lauda Air, che in suo onore verrà poi ribattezzato Falco (l'artista era molto amico del grande pilota di Formula 1 Niki Llauda). Al suo funerale a Vienna saranno presenti diecimila persone, con i motociclisti protagonisti del video di Rock Me Amadeus che porteranno la sua bara. Una curiosità: la sua tomba è nei pressi di quella di Ludwig Van Beethoven nel cimitero centrale di Vienna.

    

Sempre dall'Austria nel 1985 irrompono sulle scene mondiali gli Opus. Sino a quel momento la band era molto popolare in patria, in Germania e in Svizzera, ed era attiva dal 1973, anno della sua fondazione. Il loro background è quello del rock duro, ma con l'arrivo della discomusic e delle nuove tendenze musicali, nel corso degli anni si adattano ai nuovi gusti e danno una svolta più pop, pur mantenendo le proprie radici. La loro Live IS Life ha la forza di un inno e diventa un vero e proprio tormentone, con un 'intro potente dettata dai colpi della grancassa. E' questo il loro più grande successo internazionale, che si sente ancora oggi e che tutti riconoscono.



Il variegato panorama francese. Negli anni 70 la Francia è stato, assieme alla Germania, il paese che più ha contribuito alla diffusione della discomusic in Europa. Molti dei suoi artisti avevano abbracciato questo genere, cavalcando la moda del momento e avevano sfornato grandissimi successi (vedi l'apposita puntata n.d.r.). Chi invece aveva adottato sin da subito il genere, seguendone tutte le sue evoluzioni, era stato Jean Marc Cerrone. Nella decade successiva Cerrone dedica il suo talento a sperimentare nuove sonorità: se già agli inizi della sua carriera era più interessato a promuovere l'intero album piuttosto che una serie di singoli, negli anni 80 esaspera ancor più questa sua linea di condotta: a fronte di sette album pubblicati in studio più due live pubblicati tra il 1980 ed il 1989, l'artista di origine italiane negli anni 80 esce solamente con un paio di singoli, tutti tratti dall'album Cerrone VII - You Are The One del 1981, il più famoso dei quali è Hooked On You, cantato da Jocelyn Brown. In questo periodo più che dal successo commerciale, Cerrone è attratto da nuovi stimoli, quali  produrre nuovi artisti, la ricerca di nuovi orizzonti musicali e la messa in scena dei suoi spettacoli live, pochi, ma memorabili.



Chiuso il discorso Cerrone, che ha sempre fatto storia a sé, vediamo che in Francia continua la tradizione di artisti locali che fanno brevi excursus nella musica dance per poi tornare al pop o ai loro generi di appartenenza, alternati da altri che invece incentrano la loro carriera musicale proprio sulla musica da ballo. Tra questi ci sono i Bandolero, una band formata dai fratelli José e Carlos Perez e da Djll: il loro brano più conosciuto è Paris Latino, molto popolare anche qui da noi in Italia: la canzone fonde abilmente la disco tradizionale, con ottimi giri di basso ed una chitarra funky, con quella elettronica, in cui spicca la tastiera synth nell'introduzione, ed ha la particolarità di essere cantato interamente in francese, se si eccettua il breve ritornello in spagnolo. Ecco, la grande novità è che quasi tutti i successi francesi degli anni 80 sono cantati in lingua madre, rispetto a quelli della decade precedente, che erano tutti in inglese.
Dominique Regiacortee Jean-Luc Drion formano il gruppo Magazine 60, dandogli subito un'impronta elettronica e dance: la loro hit che esce dai confini francesi è Don Quichotte, il cui riff di sintetizzatore verrà ripreso dal rapper Will.I.Am (fondatore dei Black Eyed Peas) in  I Got It From My Mama più di venticinque anni dopo, a dimostrazione di quello che avevamo detto poco sopra.



Com'era avvenuto negli anni precedenti, anche negli 80 le cantanti pop francesi si danno alla dance in sporadiche occasioni, ma è proprio grazie a queste loro incursioni che acquisiscono notorietà internazionale: è il caso di Desireless (vero nome Claudie Fritsch-Mentrop) con Voyage Voyage: questo suo brano ha raggiunto tra il 1986 e il 1988 la prima posizione in 12 paesi. Quasi identica sorte per Caroline Loeb, artista poliedrica che ha iniziato come cantante, per poi proseguire la sua carriera nel mondo della tv e del cinema: nel 1986 incide C'est L'Ouatte, scritta da lei stessa, con una strumentazione dance molto minimal, ma di sicura presa: il testo parla di una ragazza che marina la scuola: letteralmente C'est l'ouatte vuol dire "è l'ovatta", in gergo francese assume proprio il nostro significato di "bigiare".



Un discorso a parte merita Guesch Patti (nome d'arte di Patricia Porasse) con la sua Etienne, che rappresenta forse il successo più originale e trasgressivo della sua generazione: è il suo terzo lavoro, già in precedenza si era distinta per la sua musica che contaminava il pop con il rock e per i suoi testi, che affrontavano temi sociali quali droga, emarginazione e prostituzione. Etienne diventa disco d'oro in Francia, dove vende un milione mezzo di copie, e nel giro di un anno scala le classifiche di tutt' Europa, arrivando alla prima posizione in nove paesi. Il testo parla delle avventure di una prostituta d'alto bordo, usando un linguaggio piuttosto esplicito e ricco di doppi sensi, il più evidente dei quali sta proprio nel titolo: Etienne, che in italiano corrisponde al nome Stefano, in Francia è anche il nomignolo dato all'organo maschile, ed il titolo della canzone è allusivo come lo era stato anni prima in Italia quello del Kobra della Rettore. Oltre al testo, molte polemiche suscita il video, girato in bianco e nero, nel quale Guesch Patti si esibisce in un provocante strip-tease, rivelando anche doti di brava ballerina; la tv francese lo censura ed i canali tematici lo mandano in onda solo di notte, alimentandone così il successo.

     

Dalla Spagna ecco Ivan. In Spagna nessun artista riesce a raccogliere l'eredità del duo Baccara, autentiche regine della disco made in Europe dei primi anni. Detto che  a cavalo tra i Settanta e gli Ottanta l'artista iberico più popolare nel mondo è stato Julio Iglesias, paladino del pop melodico e romantico, dal punto di vista della dance l'esponente che è riuscito a varcare i propri confini è stato Ivan: Juan Carlos Ramon Vaquero  fa le sue prime esperienze nel mondo della musica in alcuni gruppi tecno-pop spagnoli, poi , grazie al produttore Pedro Vidal, si dà alla carriera solista. Proprio il suo produttore gli sceglie il nome d'arte, dal momento che il suo vero nome è lo stesso del re spagnolo. Nel 1984 incide il singolo Fotonovela. La canzone in Spagna ottiene un discreto successo, ma non va al di là della quattordicesima posizione in classifica; è all'estero che il pezzo, che ha forti influenze di italo-disco e synth pop, funziona molto, tanto da fargli vendere  complessivamente sei milioni di copie. Un forte impulso alla popolarità del brano l'ha dato la telenovela peruviana Carmìn, di cui Fotonovela è stata la sigla; grazie a questa produzione televisiva il brano è diventato conosciutissimo in tutta l'America latina. Nel 2011 Croma Latina ne ha fatto una versione bachata molto apprezzata sulle nostre piste da ballo.



Il Belgio di Plastic Bertrand e Lio. Abbiamo visto nella puntata dedicata all disco europea degli Anni 70 che dal Belgio si era affacciato alla ribalta internazionale Plastic Bertrand. Agli inizi degli Anni 80 questo artista arriva in Italia. piace molto alle ragazzine per i suo aspetto e sfrutta questa popolarità con due singoli assai simili tra loro, in cui contamina un pop molto commerciale con gli elementi tipici del twist d'oltreoceano degli asnni 50-60: le canzoni sono Ping Pong ed Hula-Hop.
Il Belgio fa decollare la carriera della cantante di origini portoghesi Wanda Maria Ribeiro Furtado Tavares de Vasconcelos, che tutti conoscono come Lio. A nemmeno 18 anni viene scoperta e lanciata dal gruppo elettronico dei Telex ed incide nel 1979 il suo primo singolo, Le Banana Split. Alla pari di Bertrand, anche la sua musica è molto semplice e commerciale, con qualche accenno alle sonorità ye-ye. Il suo più grande successo è Amoureux Solitaires del 1981, che sembra quasi una filastrocca infarcita di suoni elettronici e ritmiche ballabili. La canzone va molto forte in tutt'Europa; da noi rimane prima in classifica per quattro settimane consecutive. Grazie a questo singolo ottiene buoni riscontri di vendite anche l'album Lio, che dopo qualche anno in cui ottiene ancora successo in patria, si dedica con buoni risultati anche al cinema.

L'Olanda e i suoi artisti di punta. A differenza di tutti gli artisti fin qui citati, quelli olandesi hanno continuato ad optare per li lingua inglese nel diffondere la loro musica. Il primo dei gruppi dance formatisi negli anni 80 nei Paesi Bassi ad avere successo è stato quello delle Mai Tai. Nasdcono nel 1983 e prendono il nome di un cocktail tropicale: fondatori del gruppo sono i produttori Eric Van Tjin e Jochem Fluitsma, i quali mettono insieme tre ex coriste, Jetty Weels, Mildred Douglas e Caroline de Windt: la loro musica fonde sapientemente soul, disco e pop dell'epoca e il loro album del debutto, Mai Tai, convince proprio tutti, pubblico e critica: History, Female Intuition e Body and Soul sono stati tre singoli che hanno fatto successo in Europa, Australia e Nuova Zelanda, entrando anche nella prestigiosissima Billboard americana. I due album successivi non sanno confermare quanto di buono è stato fatto in precedenza e la band si scioglie nel 1988.



Proprio Van Tjin e Fluitsma producono un giovane artista che da anni sta cercando di farsi largo nel panorama dance: la sua prima occasione arrivò a fine anni 70, quando gli Spargo lo considerarono come voce solista e frontman del gruppo, ma poi gli preferirono la cantante americana Lilian Day Jackson. Nonostante questo intoppo, Richenel continuò a bussare a varie porte, fino a quando i due scopritori delle Mai Tai decidono di produrlo. A fine 1986 lo fanno uscire con il singolo Dance Around The World: il brano viene passato pochissimo nelle radio e quindi in Olanda non entra nemmeno in classifica. Tre mesi dopo, però, a marzo del 1987, arriva dall'Italia la notizia che la canzone è nella top 3 delle classifiche nazionali ed il successo di Dance Around The World si allarga così a macchia d'olio. Negli anni successivi Richenel pubblica ancora qualche album dance, per poi virare nella sua carriera musicale verso altri generi: oggi è un apprezzato cantante e musicista jazz.
Dall'Olanda non sono solo gli artisti a dare un grande contributo alla musica degli Eighties, ma anche i produttori. I due più famosi sono Rob e Ferdi Bolland. Come musicisti Bolland & Bolland calcano le scene negli Anni 70, ma il loro successo non esce dai confini olandesi. Nel 1981 scrivono e cantano In The Army Now, che entra nelle classifiche di alcuni paesi (in Norvegia raggiunge addirittura la prima posizione), e diventerà un ancor più grande successo quando la daranno al gruppo rock britannico degli Status Quo, su esplicita richiesta del loro cantante Francis Rossi. Dopo aver aperto i Bolland Studios nella campagna olandese, iniziano la loro carriera di produttori, realizzando alcuni dei più grandi successi europei del periodo. Tra gli artisti portati al successo da loro ricordiamo Falco (Rock me Amadeus,vedi sopra n.d.r.), Amii Stewart (con l'album Amii) e Samantha Fox (due canzoni dell'album I Wanna Have Some Fun). Negli anni 90 seguiranno tra gli altri anche la rocker statunitense Suzie Quatro.



La Scandinavia tra reggae, hair-rock e synth-pop. La musica degli anni 80 è famosa anche per il look dei suoi esponenti, per le trovate originali e a volte kitsch e per le cose stravaganti: tra queste quella che le batte tutte è che la canzone reggae più venduta di quella decade provenga non dalla Giamaica, ma dalla Danimarca! A cantarla sono Timm Stahl e John Guldberg, che unitisi in un duo hanno scelto il nome di Laid Back. La canzone in questione è Sunshine Reggae: esce in Danimarca nel 1982 e nel giro di un anno diventa prima in classifica in ventidue paesi diversi, vendendo, tra singolo, album e compilation, venti milioni di dischi. Questo reggae, contaminato dai sintetizzatori e da ritmi più "europei", diventa un autentico tormentone, ma non è l'unica hit dei Laid Back, che con White Horse conquistano anche il mercato americano, questa volta affrontando il genere del synth-pop.
Gli inizi degli anni 80 vedono in Svezia lo scioglimento del gruppo storico degli Abba, con i quattro componenti che intraprendono i propri progetti da solisti. Tra questi il più interessante è quello di Anni-Frid Synni Lyngstad, detta semplicemente Frida. Nel 1982 si affida alle sapienti mani di Phil Collins, che gli produce il suo primo album Something's Going On, da cui è tratto un singolo, che miscela rock dance e new-wave col tocco tipico di Collins, dal titolo I Know There's Something Going On, che diventa uno dei più grandi successi internazionali dell'anno. Frida non ha saputo più ripetere i risultati di questo disco, che rimane a tutt'oggi il lavoro solista di un ex componente degli Abba di maggior successo.
Sempre in Svezia il gruppo di new-wave più rappresentativo è quello dei Secret Service. La canzone che li fa conoscere al pubblico internazionale a fine anni 70 è Oh Susie, seguita nel 1982 da quella che è la loro più grande hit, A Flash In The Night, che contiene tutte le caratteristiche delle nuove tendenze della musica degli Anni 80. Il gruppo ha continuato per anni la propria carriera rimanendo sempre ai vertici nel proprio paese.



Più legato al pop rock è invece il duo dei Roxette, formato da Per Gessle e Marie Fredriksonn. Si formano a metà Anni 80 e rimangono sulla cresta dell'onda per almeno una decade. La fama internazionale arriva nel 1988 con l'album Look Sharp!, dal quale vengono tratte le due hit The Look e Listen To Your Heart, che fanno breccia anche nel non facile mercato americano, andando in cima alla classifica di Billboard insieme alla ballad It Must Have Been Love, che nel 1990 verrà riarrangiata e proposta nella fortunatissima colonna sonora del film Pretty Woman.
La rassegna svedese si conclude con il gruppo che ha caratterizzato il panorama rock della seconda metà degli anni 80, gli Europe: si formano nell'ambiente dell'heavy metal e dell'hard rock (prendono infatti il loro nome da un album dei Deep Purple, Made In Europe), ma a metà degli anni 80 si fanno contagiare dalla moda americana dell'hair rock, cambiano look, optandone per uno che avvicinasse anche il pubblico femminile alla loro musica, ammorbidiscono un po' il loro stile, mettendo nelle loro canzoni qualche elemento dal dance rock, e sfornano il loro album più riuscito, The Final Countdown, il cui omonimo singolo diventa una hit planetaria: originariamente la parte introduttiva del brano era stata composta dal frontman del gruppo, Joey Tempest, come sottofondo per le persone che stavano in coda in attesa di entrare nella più trendy discoteca di Stoccolma, il Galaxy; contenti del risultato, gli altri componenti del gruppo convinsero Joey a continuare la composizione, inserendo anche un testo ed una conseguente parte cantata. Molto trainante anche il video della canzone, girato nel palazzetto della cittadina di Solna, in Svezia. The Final Countdown raggiunge il primo posto delle classifiche di 25 paesi, Giappone compreso. Sempre da quell'album ottengono grandi riscontri anche la trascinante Rock The Night e la ballad Carrie.

    

Traferiamoci ora in Norvegia, dove a inizio decade Morten Harket, Pal Waaktar e Magne Furuholmen fanno al spola tra Oslo e Londra in cerca di fortuna nel mondo della musica. Gli inizi non sono facili per gli A-ha, ma nel 1984 pubblicano un singolo con cui cercano di farsi notare, dal titolo Take on Me: la canzone non è male, ma non ottiene il successo sperato. L'anno successivo la riarrangiano e la fanno accompagnare da uno dei video più innovativi e rivoluzionari nella storia di questa arte (vedere apposita scheda n.d.r), facendola diventare una delle hit più vendute e di successo di sempre.
La seconda metà degli Anni 80 li vede all'apice della loro carriera, più popolari di gruppi come i britannici Duran Duran e Spandau Ballet. Il loro primo album, Hunting High And Low, contiene altri singoli che fanno il botto, come The Sun Always Shine On Tv e la canzone che dà il titolo al 33 giri. Il loro synth-pop è contaminato da sonorità dance e rock ed ha una presa immediata sul pubblico. I due album successivi, Scroundel Days e Stay On These Roads, non bissano i risultati del precedente, ma certamente non deludono le attese dei fans. Nel 1987 succedono proprio ai Duran Duran nella composizione della canzone guida di un film di 007, The Livng Daylights. Negli anni 90 daranno una svolta alla loro carriera, optando per un pop più vicino alla musica rock ed entrano nel Guinnes dei primati, suonando al Maracanà di Rio de Janeiro di fronte a 198.000 spettatori paganti in occasione del festival Rock in Rio.
 

A cura di:
Mauro Gresolmi, Francisco Rojos
« Torna indietro


----------------

Feed RSS | HOME | Download | Fotogallery | Videogallery | Latin Radio | Contatti | Pubblicit

 

 Copyright 1997-2009. Tutti i diritti riservati.
Ideato da Francisco Rojos - Internet & Web design by Nitris S.r.l. - P.IVA 05236850961