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MUSIC CONTAMINATION

In questa rubrica scopriremo come il sound latino abbia influenzato compositori, artisti, gruppi ed esponenti di altri generi musicali nel corso della storia e come a loro volta altri generi abbiano contaminato la musica latina arricchendola di nuove sonorità.


USA, ANNI 80: LA DISCO SI FONDE CON LA NEW WAVE, IL RAP E IL POP

20/04/2012

Nelle precedenti puntate dedicate alla storia della musica dance negli Anni 80 negli Stati Uniti, abbiamo visto come il movimento "Disco Sucks" abbia ucciso il genere della Discomusic, ma come questo abbia esteso la sua contaminazione a macchia d'olio su tute le altre correnti musicali, dal rock, al soul, all'R'n'B, dando sempre grossi benefici, sia economici che in termine di popolarità, a coloro che hanno assorbito questo tipo di influenze.
Oggi concluderemo questo viaggio andando a curiosare in tre differenti direzioni: la prima è quella presa dagli artisti che hanno intrapreso il percorso dance, dandogli la svolta elettronica tipica delle produzioni europee; la seconda ci farà vedere come la discomusic abbia contribuito alla diffusione su scala mondiale del genere rap; la terza mostrerà la confluenza delle ritmiche disco nei brani pop più in auge in quel periodo.
Abbiamo tralasciato di proposito in questa puntata quelli che sono stati i tre artisti più rappresentativi degli Anni 80 negli Usa, ovvero, in rigoroso ordine alfabetico, Michael Jackson, Madonna e Prince. Di loro ci occuperemo nel prossimo articolo, con tutto lo spazio che essi meritano.



L'ultimo brano disco e l'arrivo della New Wave negli Usa.
Dall'estate del 1979 in America erano tempi cupi per chi faceva parte del mondo della discomusic, figuriamoci quindi per chi si accingeva a nascere come nuova realtà di questo genere. Pochi temerari, in pieno periodo di caccia alle streghe, trovano il coraggio di produrre nuovi brani disco: tra questi un gruppo che proprio in quella famigerata estate si affaccia nel panorama che la crociata di Steve Dahl sta per affossare, i Lipps Inc. Vengono da Minneapolis e il loro leader è la cantante e sassofonista Cynthia Johnson, mentre il compositore di quasi tutti i loro lavori è Steve Greenberg; sono loro lo zoccolo duro di una band che cambia spesso gli altri elementi.
Il loro primo singolo è Funkytown, da molti considerato l'ultimo brano di discomusic tradizionale: in questo caso è molto indicato un parallelo con Video Killed The Radio Star, in quanto molti elementi accomunano le due canzoni. Innanzitutto escono entrambe nella seconda metà del 1979 e arrivano all'apice del loro successo internazionale nei primi mesi del 1980, facendo quindi da spartiacque a due decadi e a due periodi musicali diversi ma contigui. Un altro elemento che le unisce è la sperimentazione elettronica: in tutte e due si fa uso sia del vocoder che dei sintetizzatori, Funytown, però, dal momento che proviene dalla culla della discomusic, è naturalmente più legata alle ritmiche tradizionali del genere, mentre Video Killed..., prodotta in Inghilterra, risente più delle influenze della New Wave ed ha una ritmica più irregolare durante il suo svolgimento.
La vera differenza tra i due brani sta nel testo, che conferisce al tema dei Buggles lo status di canzone tra due epoche musicali (e forse anche culturali) diverse, tuttavia anche Funkytown, musicalmente parlando, segna la fine di un'epopea, indicando l'inizio di una nuova. Sulle ali del grande successo del singolo, i Lipps Inc pubblicano nel1980 il loro primo album, Mouth To Mouth, e l'anno successivo piazzano bene in classifica un altro loro brano di successo How Long. Per quanto però siano bravi ed originali, non vengono risparmiati dal declino della disco e si sciolgono dopo aver pubblicato il loro quarto Lp nel 1983.



Per quanto riguarda la New Wave, diciamo subito che negli Usa non ha lo stesso appeal del suo paese d'origine, l'Inghilterra: è da lì che proverranno gli artisti più significativi. Negli States i principali esponenti di questa nuova corrente musicale sono i Talking Heads, gruppo anglo americano formato da David Byrne, che si distinguono per una grande versatilità e continua ricerca di nuove sonorità.
Il primo brano di New Wave made in Usa ad avere un grande successo è però My Sharona degli Knack, del 1979: questo pezzo, molto intriso di sonorità anni 60, ispirato ai Beatles stessi, viene subito abbracciato dai detrattori della disco come la nuova direzione che la musica deve prendere e, supportato da una critica in questo caso molto di parte, viene spinto tantissimo in radio e in tv, in modo da raggiungere i vertici delle classifiche, dapprima negli Usa, poi in tutto il mondo.



Nei primi anni 80, da una costola dei Talking Heads si distaccano Tina Weymouth e Chris Frantz, che danno vita al progetto musicale denominato Tom Tom Club, pubblicando alcuni singoli di successo, intrisi di ritmiche disco, abilmente unite al nuovo sound; il più famoso di questi singoli è Wordy Rappinghood, che ottiene un discreto successo un po' ovunque; da noi in Italia è reso famoso anche da un spot pubblicitario, dove viene usato come jingle per accompagnare il Mago G, testimonial di una nota marca di biscotti. Altre hit dei Tom Tom Club sono Genius Of Love e Under The Boardwalk.



Chi fonde ritmiche disco, sonorità new wave e testi provenienti dalla cultura hip hop è il gruppo degli Indeep: tutte queste caratteristiche le si trovano nel loro più grande ed unico successo, Last Night A Dj Saved My Life, famoso per la sua linea di basso, gli effetti creati dal sintetizzatore (ricordiamo lo squillo del telefono e il crash dello scontro dell'auto) e per le parti cantate da Réjane Magloire e Rose Marie Ramsey. Il fatto che poi non abbiano mai più saputo ripetere questo exploit, classifica gli Indeep come "one hit wonder group" (l'equivalente delle nostre "meteore").
Un gruppo americano di New Wave che negli anni ottanta ottiene ottimi riscontri è quello dei Cars, specie con l'album del 1984 Heartbeat City, da cui sono stati estratti l'omonimo singolo e Drive, che da noi risulta essere assai popolare.

     

Dai quartieri di New York al mondo intero.
Com'è avvenuto per la Discomusic, anche la musica Rap e la cultura Hip-Hop nascono a metà degli anni 70 nei quartieri neri e latini di New York. A differenza della disco, però, rap ed Hip - Hop per i primi anni rimangono confinati all'interno dell'ambiente urbano newyorchese. Nel 1979 questo fenomeno comincia ad uscire dal suo ambito grazie ad un singolo di Joe Bataan , dal titolo Rap-O-Clap-O (ne abbiamo parlato proprio nella prima puntata di questa rubrica), uno dei primi brani rap ad entrare in classifica.
Sul finire di quell'anno, poi, esce il brano che più di ogni altro ha contribuito a far conoscere il rap nel mondo, dal momento che raggiunge il top delle classifiche in moltissimi paesi. Ad interpretarlo sono tre rappers che si danno il nome di Sugarhill Gang. A un concerto degli Chic sentono Good Times e improvvisano i loro versi, così nasce l'idea di Rappers Delight, che viene prodotta da Sylvia Robinson e che esce anche in una versione di 15 minuti. La fusione tra il rap e la disco si rivela subito vincente, sia negli Usa, dove raggiunge subito le primissime posizioni delle classifiche specializzate, sia in Europa, proprio all'inizio della nuova decade.
Quando vedono che una loro canzone viene usata e portata al successo da un altro gruppo, Bernard Edwars e Nile Rodgers, bassista e chitarrista degli Chic, intentano una causa per violazione del copyright ai Sugarhill, colti impreparati da questo punto di vista da tale successo. Accadeva spesso che i rappers improvvisassero su canzoni già conosciute, ma fino a quando il tutto rimaneva all'interno dei quartieri newyorchesi non si presentavano questi problemi; ora che, sfruttando la popolarità di una hit internazionale, questo gruppo si è arricchito, i compositori dell'originale si fanno sentire. Si arriva all'accordo che gli Chic avranno una percentuale sui ricavi del disco, ma questa entra nella storia come la prima di tantissime cause legali intentate ad artisti rap ed hip-hop.
Nel 2009 Bob Sinclair riprenderà la hit dei Sugarhill Gang e collaborerà proprio con loro in quella che diventerà La La Song.



Due meritatissimi Oscar.
Conosciamo, in ordine cronologico, quegli artisti pop i cui successi sono stati caratterizzati da una forte contaminazione di ritmiche ballabili. Il 1980 in America è l'anno di Saranno Famosi (titolo originale Fame), film musicale che poi farà da pilota all'omonima serie tv che sarà seguitissima in tutto il mondo (vene ancora oggi replicata nei canali di Mtv). Tra le protagoniste della pellicola c'è una giovane cantante ed attrice di origini afro-cubane e portoricane, si chiama Irene Cara. E' lei che canta il tema principale del film , Fame; la canzone, un inno alla voglia di emergere e fare successo molto orecchiabile e ritmata, arriva subito al top delle classifiche e consacra la sua interprete, che inizia a fare incetta di nominations e premi personali. La stessa Fame si aggiudicherà poi l'Oscar come miglior canzone originale.



Irene Cara si ripeterà tre anni più tardi con un'altra colonna sonora entrata nella storia: questa volta non fa parte del cast, ma le viene nuovamente affidato il tema principale del film musicale di maggior successo degli anni 80, Flashdance. Anche in questa occasione Flashdance, What A Feeling, si aggiudica l'Oscar come miglior canzone e diventa per vendite il quarto successo di tutti i tempi di un brano cantato da un'artista femminile: davanti a lei ci sono Believe di Cher (prima in assoluto), My Heart Will Go On di Celine Dion e I Will Always Love You di Whitney Houston: notare che tre delle quattro canzoni regine fanno parte di colonne sonore di film ormai memorabili.



Dall'Italia all'America.
Sempre a proposito di Flashdance, nell'album della sua soundtrack c'è un brano dal titolo Imagination: lo canta una giovane artista di padre irlandese e madre italoamericana: il suo nome è Laura Branigan e negli anni ottanta piazza in classifica una ventina di singoli, alcuni dei quali facenti parte di colonne sonore di film. Di questi i due più famosi nel mondo sono la versione americana di altrettante hit italiane. La prima  è Gloria, di Umberto Tozzi, di cui la Branigan offre una versione ancor più ritmata e ballabile. La seconda è Self Control di Raf, una delle canzoni simbolo dell'Italo-Disco.
Dopo aver interpretato anche ruoli in alcuni serial televisivi americani, Laura Branigan scompare prematuramente all'età di 47 anni nel 2004, passando dal sonno alla morte, probabilmente a causa di un aneurisma cerebrale.



Così insolita.
Alla fine del 1983 esce uno degli album di maggior successo degli anni 80, sia per i singoli che ne vengono estratti, sia per i video che fanno il giro del mondo, sia per l'artista, che per l'occasione ha saputo creare un personaggio che ha subito fatto centro tra le teen-agers.
Il Long Playng in questione è She's So Unusual, ad interpretarlo è Cyndi Lauper, al suo esordio da solista dopo una gavetta come cantante di cover band. Il genere dell'album è il pop, ma contaminato, ora dal rock, ora dalla dance, ora dalla new wave e dal punk. La voce di Cyndi è qualcosa di meraviglioso: poche come lei sanno alternare potenza e melodia, a volte risulta essere dolce e pulita, altre roca e graffiante.
Anticipando di ben quattordici anni le Spice Girls, è lei a cantare il primo vero e proprio inno al girl power, con la sua Girls Just Want To Have Fun, il cui video ha contribuito a far di lei una delle prime icone pop femminili. L'album e il video vincono parecchi premi (tra questi miglior esordiente femminile e miglior video femminile), e vengono nominati per altri riconoscimenti.
I temi trattati nell'LP sono quelli dell'universo giovanile femminile, dall'amore, al girl power, all'omosessualità (He's So Unusual), fino addirittura a quello della masturbazione femminile con She Bop. L'altro singolo di grande successo di questo disco è la ballad Time After Time, che in futuro verrà riproposta da ben settanta artisti in altrettante diverse versioni!

Nel 1985 è all'apice della sua carriera: le affidano uno degli assolo più importanti in We Are The World e canta il tema principale del film I Goonies, nel quale appare anche in un cameo.
Purtroppo, per il discorso d'immagine di icona pop, le tocca fare i conti con un'artista allora emergente, ma che fin dagli inizi dimostra di non aver rivali in questo campo: Madonna. L'avvento sulle scene di quest'ultima offusca un pochino la stella della Lauper, che però continua per tutti la decade a presentarci prodotti di grande qualità e maturità artistica. Nel suo secondo album affronta generi meno facili, reinterpreta brani di Marvin Gaye e canta su sonorità che si rifanno agli anni 60. Il suo singolo di maggior successo, che dà il titolo anche al Long Playing, è un'altra ballad destinata a fare epoca, True Colors, ripresa tra gli altri anche da Phil Collins.
Gli anni 80 si chiudono con il suo terzo album, A Night To Remember, molto ben accolto dalla critica, ma non abbastanza apprezzato dal pubblico in quanto a vendite. Il singolo di lancio è I Drove All Night, altro brano che si diverte a mescolare differenti sonorità e generi. Negli anni successivi la Lauper si dimostrerà grandissima interprete, spaziando in svariati generi e cantando anche in alcuni musicals, conquistando altri Grammies grazie alla sua bellissima voce.

    

Una nuova regina.
Nel 1985 esplode negli Usa il fenomeno Whitney Houston, che nel giro di un anno poi si diffonde in tutto il mondo. Per le notizie biografiche di Whitney e per il suo background musicale precedente al suo esordio da solista vi rimandiamo all'articolo che le avevamo dedicato in occasione della sua recente scomparsa. Il suo debutto quindi, è con l'album Whitney Houston, prodotto tra gli altri da Jermaine Jackson e Narada Michael Walden. E' un disco pop in cui le doti canore della giovane interprete vengono esaltate al meglio, soprattutto nelle canzoni lente (da All At Once a Greatest Love of All, alla cover di Diana Ross  In Your Arms). Ma Whitney naturalmente dimostra di saperci fare anche con pezzi più ritmati e di chiara matrice dance, come ad esempio How Will I Know. Il disco vende 29 milioni di copie ed è a tutt'oggi l'album d'esordio con il maggior numero di copie vendute.



A differenza di molti artisti che però non hanno più saputo ripetere l'iniziale exploit, la Houston si riconferma con il suo secondo lavoro, intitolato semplicemente Whitney, pubblicato nel 1987: da quest'album vengono estratti sei singoli per il mercato americano, quattro dei quali raggiungono la prima posizione in classifica: le due ballad Where Do Broken Hearts Go e Didn't We Almost Have It All, ed i due brani dance So Emotional e I Wanna Dance With Somebody (Who Loves Me), infarciti delle tipiche sonorità di quegli anni, con venature più rock il primo, e con caratteristiche più pop il secondo. Sempre in quest'anno arriva come ospite in Italia al Festival di Sanremo, canta All At Once e per la prima volta il pubblico in sala le tributa una standing ovation con richiesta di bis a gran voce: non era mai successo prima per nessun ospite straniero.
Gli anni 80 per lei si chiudono trionfalmente nel 1988 con la pubblicazione di One Moment In Time, canzone scelta come inno ufficiale dei giochi olimpici di Seoul.
Ad inizio Anni 90 la sua carriera toccherà l'apice, soprattutto quando abbinerà il suo percorso di cantante a quello di attrice, ma di questo parleremo quando arriveremo a quel periodo nelle future puntate di questa rubrica.

    

Un altro debutto col botto.
Dal 2001 si fa chiamare Sananda Maitreya, ma quando si affaccia nel panorama musicale nel 1987 lui è ancora Terence Trent D'Arby, e, cosa più importante di tutte, è impastato di vero talento:  ha una voce che ricorda molto quella di Sam Cook (uno dei fondatori della Soul Music), in più scrive, arrangia e produce tutti si suoi lavori, nella maggior parte dei quali suonando di persona tutti gli strumenti musicali, proprio come fanno altri grandi del calibro di Prince e Stevie Wonder.



Anche lui fa centro al primo colpo, con l'album Introducing the Hardline According to Terence Trent D'Arby . Dovendo farsi notare dal grande pubblico, opta per un genere commerciale, abbracciando il pop, ma contaminandolo con il soul, il rythm and blues e la disco, in modo da non rendere banali nessuna delle tracce che lo compongono. Il successo è immediato: vende un milione di copie nel giro di soli tre giorni, grazie a canzoni che ormai sono entrate nella storia come Wishing Well, Dance Little Sister, If You Let Me Stay e Sign Your Name. Di queste le prime due risentono molto delle influenze disco e funky, la terza  ha radici soul, mente l'ultima ha qualche richiamo alla worldmusic. Proprio di Sign Your Name i Mojito Project hanno realizzato un'interessantissima versione in bachata nel 2008.
Il grande successo di pubblico, vendite (oltre 12 milioni di copie complessive) e critica (è arrivato un Grammy ed altre tre nominations), permettono all'artista di poter dedicarsi a generi più ricercati e a produrre musica senza più la preoccupazione di dover piacere a tutti costi.
Nonostante questa svolta non facile, i suoi fan lo seguono sempre e la critica continua ad applaudirlo. Il suo ultimo lavoro degli anni 80 è il suo secondo album, Neither Fish Nor Flesh; le sue nuove sonorità sono molto apprezzate in Giappone e pur vendendo meno, si assesta sempre sui due milioni di copie. Questo suo percorso musicale proseguirà per le due decadi successive, sempre con ottimi riscontri. Attualmente vive a Milano.

    


A cura di:
Mauro Gresolmi, Francisco Rojos
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