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E' POSSIBILE BALLARE CON LO STILE CHE PIU' SENTIAMO NOSTRO SIA LA MUSICA CUBANA CHE QUELLA PORTORICANA?

30/03/2017

In Italia, purtroppo, la musica viene sempre dopo il ballo. Un ballo che si apprende generalmente in una scuola, al punto che sono le stesse scuole a condizionare, molto spesso, i loro allievi inculcando loro idee sbagliate. tipo che ci sia un musica da ballare “in linea” e una musica da ballare “in cerchio” o in “rueda”.
Si tratta di una distorsione della realtà, figlia o di ignoranza o di interessi commerciali da parte degli stessi operatori del settore, che arrivano persino a gridare allo scandalo quando qualcuno balla un brano cubano magari con lo stile portoricano o viceversa.
Eppure salsa e timba, pur essendo delle forme musicali con caratteristiche proprie, hanno tantissimi punti in comune, al punto che la clave è la stessa, il tumbao delle congas è lo stesso, gli strumenti sono più o meno quelli, per cui non si capisce tutta questa difficoltà ad interpretare un tipo di musica che ha in comune una forte radice sonera e guarachera (senza dimenticare il fondamentale contributo del mambo).
Basta poi valicare i confini italici per rendersi conto che tutte queste lotte di religione tra i diversi stili di ballo non esistono.
I cubani, ad esempio, ballano volentieri sulle note della musica portoricana (al punto che Marc Anthony è uno dei loro idoli) e che i portoricani adorano cimentarsi con i ritmi cubani (al punto che Los Van Van, quando vanno nell’isla del encanto, fanno sempre il tutto esaurito).
A mettere in crisi gli assertori di queste divisioni ci pensano poi gli stessi musicisti cubani e portoricani che incominciano a collaborare tra di loro sfornando dei prodotti musicali molto interessanti.
Negli anni ‘70 aveva cominciato la Tipica 73 che era andata Cuba per registrare con i musicisti locali uno dei loro dischi più interessanti , Negli anni '90 invece, Eugenio Acosta, proprietario del mitico Coabey di San Juan, produsse un doppio album De aqui pa allà! e De allà pa' ca, dove cantanti cubani cantavano alcuni brani portoricani e cantanti portoricani cantavano alcuni brani cubani. Questi due dischi fecero da prologo ad una tournée cubana alla quale oltre che al mitico percussionista Roberto Roena parteciparono anche Los Jala Jala dancers che si trasformarono così nel primo gruppo portoricano a ballare a Cuba.
Più recentemente è stato il portoricano Gilberto Santa Rosa ad accettare l’invito dell’Orquesta Revé a cantare uno dei classici del loro repertorio Muevete pa aqui! .
Adesso arriva molto atteso il nuovo disco di Isidro Infante intitolato Cuba y Puerto Rico. Un Abrazo Musical Salsero. Si tratta anche questo di un doppio progetto molto simile a quello già prodotto da Genio Acosta ma con un repertorio ed un cast artistico completamente diverso.
Nel primo disco di questo progetto, oggi già in circolazione, troviamo brani storici come No vale la pena; Dejame sonar, Celia y Tito , Salsa y control, Fuego a la jicotea, La vida es un carnaval.
Come balleranno questi brani coloro che vogliono convincerci che esiste una musica per ballare cubano ed uno per ballare portoricano? Sarei proprio curioso di vederli!
In realtà sarebbe giusto precisare che la corretta interpretazione di un brano non è determinata dalle figure o dalle geometrie di ballo che si utilizzano, ma dalla interpretazione del suo andamento ritmico.
Per interpretare al meglio un brano dovremmo essere in grado di distinguere:
1) L’introduzione di un brano (che potrebbe prevedere una parte di rumba o di bomba).
2) Il “cuerpo”, ovvero la parte più sonera o guarachera (in cui si espone la parte lirica del brano).
3) Il montuno (nel quale cantante e coro cominciano a dialogare, mentre entra la campana ed il ritmo diventa più serrato).
4) La parte del mambo (dove gli strumenti a fiato eseguono il loro “special”, comunemente detto anche “moña”).
5) La parte della descarga (nella quale i diversi strumenti eseguono i loro assoli).
6) La parte più strettamente timbera (dove ci possono essere dei veri e propri cambi di ritmo).

Ricordiamoci però che il ballo è un mezzo che ci dà la possibilità di comunicare con gli altri. Possiamo farlo attraverso un linguaggio semplice, oppure attraverso un linguaggio forbito o colorito. Starà a noi scegliere il mezzo che più si adegua alle nostre corde o al nostro modo di essere. Starà a noi scegliere se essere dinamici o eleganti, sabrosi o impettiti, seri o allegri, curvi o dritti, sensuali o aggressivi. Però, perché limitarsi in partenza? Perché creare delle barriere di accesso, degli ostacoli, come se ci trovassimo di fronte a delle forme musicali e a degli stili di ballo completamente in antitesi?

A cura di:
Enzo Conte
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