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PROFESSIONE DJ

Come Diventare DJ (Parte II)

18/03/2009

Felicissimo per l’entusiasmo con cui è stato accolto questo nuovo progetto editoriale, a distanza di un mese, come promesso, dopo un’introduzione dovuta e la presentazione di questa rubrica, è quindi giunto il momento di approfondire quanto preannunciato nel precedente articolo. Le cose di cui parlare sono infinite, ma avremo tutto il tempo necessario per parlare di ogni argomento dedicato a questa meravigliosa professione.
Mi sembra corretto creare prima di tutto un pochino di ordine logico e quindi individuare ilpunto di partenza per premere insieme il bottone con scritto PLAY.

Come si diventa DJ? E’ una domanda che moltissimi appassionati di musica si sono posti almeno una volta. Per iniziare questa professione è inevitabile programmare una serie di step. Prima di tutto una accurata analisi atta a delineare la predisposizione di un individuo a questo genere di lavoro. I requisiti fondamentali sono perlopiù caratteriali e istintivi. Senso ritmico, gusto musicale, razionalità, inventiva, psicologia di massa, passione assoluta per la musica e umiltà sono le basi fondamentali su cui costruire un ottimo DJ. Quanto più sentite sviluppate queste doti tanto meno dovrete faticare per raggiungere un ottimo livello professionale.

Il senso ritmico è chiaramente la base su cui apprendere la tecnica del mixaggio e poter individuare i tempi musicali. E’ importantissimo soprattutto nella musica latina legare i tempi per non inciampare in inversioni di clave che come risultato bloccherebbero i ballerini che eseguono figure costruite proprio sulla clave ritmica. Il risultato di un mixaggio sbagliato è veramente fastidioso per chi balla perché deve necessariamente fermarsi e ricominciare seguendo la ritmica del nuovo brano. Senso ritmico vuol dire anche saper individuare la possibilità di gestire un cambio tra due canzoni senza far perdere dinamicità all’onda musicale. A questo punto, se ci rendiamo conto che il nostro istinto è in perfetta armonia con la ritmica, siamo pronti per prendere in considerazione altri aspetti fondamentali. Una cosa importantissima che determina anche la differenza tra un geometra e un DJ è questa. Ricordiamoci sempre che non stiamo elaborando dei numeri “come farebbe un buon geometra” (anche se le battute sono espresse numericamente) ma stiamo giocando con la Musica quindi, interpretazione e senso musicale sono aspetti da considerare al pari della ritmica. Ogni canzone contiene una struttura che normalmente è composta da tre parti: Introduzione, ritornello e finale quindi ricordiamoci di agire sempre nel rispetto della musica e di conseguenza di chi balla. Vietatissimo è.. mixare su una parte cantata oppure non permettere al brano di esprimere la sua struttura facendo tagli in maniera repentina. Esistono per questo le versioni mix dotate di parti apposite per il mixaggio. Purtroppo le versioni mix scarseggiano nella musica latina quindi diventa indispensabile l’utilizzo di strumenti tecnici come il “loop” grazie al quale si può per esempio, allungare una parte di solo ritmica o una frase musicale per quanto serve. In questo caso ricordiamoci che abusare di questo strumento al fine di non rendere fredda e monotona questa funzione. Un’altra cosa importante da non trascurare sono i livelli e l’acustica. I brani non sono registrati tutti con lo stesso volume e anche le frequenze (bassi, medi e alti) non sempre sono allineate quindi, già in fase di preascolto del brano bisogna agire sui guadagni, identificati anche come “gain” . Tutti i mixer professionali sono dotati di questo strumento su tutti i canali gestiti, i guadagni sono facilmente identificabili in quanto non sono altro che potenziometri che da una posizione centrale denominata “Flat” o punto zero possono togliere o implementare la frequenza o il volume su cui agiscono. Una buona e preventiva regolazione di questi strumenti fa si che la dinamicità acustica non subisca variazioni durante i cambi tra i vari brani. Il Mixaggio è importantissimo e determinante per un DJ, personalmente sono convinto che tutti i DJ dovrebbero essere in grado di eseguire facilmente questa operazione identificando sempre il momento migliore in cui eseguirla. Non credo assolutamente a chi per scelta (così si giustificano) schiaccia semplicemente il bottone play alzando il cursore del volume per effettuare un cambio, ripetendo questa azione per tutta la durata di una serata. Il pubblico italiano per ora sta dimostrando di gradire molto la musica suonata da una consolle (purtroppo, a discapito della musica live) per cui evitiamo di comportarci come Juke Box e affrontiamo questa professione con fantasia e innovazione. Per chiarire bene il concetto a chi ha le idee un pochino confuse, mi permetto di dire che basta alzare lo sguardo per rendersi conto che a livello mondiale tra i migliori rappresentanti di questa categoria non esistono DJ che si limitano a schiacciare un bottone alzando semplicemente il volume.

Bene!! Siamo solo all’inizio di questo lungo viaggio che ci farà capire quanto è grande ed articolato l’inverso che si cela dietro una consolle, il mio intento continuerà ad essere quello di cercare di trasmettere la mia esperienza personale lasciando sempre aperta la porta del dibattito quindi vi ricordo che potrete interagire con questa rubrica scrivendo alla mia email (fancisco@salsa.it) oppure alla nostra redazione.

Arrivederci al prossimo numero dove cercheremo di approfondire gli altri aspetti messi in risalto all’inizio di questo articolo.

A cura di:
Francisco Rojos
In collaborazione con:  Redazione Salsa.it
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