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RITMI LATINI



In viaggio tra le musiche: Afroamericana

24/07/2008

La nostra escursione tra le musiche iniziata un paio di mesi fa si appresta a compiere l’ultima tappa. Prima di girovagare nell’America del Nord vi suggerisco di sostare ancora nei Caraibi per scoprire le qualità della bachata, la musica più popolare della Repubblica Domenicana. La guida esperta che vi parlerà di questo speciale viaggio si chiama Ned Sublette, autore del bellissimo servizio “Bachata dolceamara” pubblicato nella sezione world del mensile Il Giornale della Musica (luglio-agosto 2008) che trovate in edicola.
Ed eccoci pronti per andare alla scoperta delle produzioni più interessanti dedicate ai vari linguaggi musicali black & white degli Stati Uniti. Segnaliamo subito l’ottimo lavoro che svolge la Smithsonian Folkways Recordings di Washington, un’etichetta discografica (distribuita in Italia da Egea) appartenente all’omonima importante istituzione che valorizza le tradizioni musicali del mondo. L’album «Richmond Blues» celebra il trentesimo anniversario di attività del Duo Cephas & Wiggins, esponenti di spicco dello stile Piedmont Blues della East Coast. “La musica blues è verità - scrivono Cephas e Wiggins - e quando si parla del blues la gente pensa automaticamente a tristezza e depressione. Ma il blues è una musica edificante, che ringiovanisce e nutre lo spirito”. E lo potrete constatare ascoltando le sedici tracce tra chitarra, armonica e voci di questo straordinario lavoro che presenta le radici e l’anima del Piedmont Blues.

Dalla stessa label (e medesima distribuzione) arrivano altre chicche di etnomusicologia. «Classic African American Gospel» è selezione accurata dei brani più rappresentativi del gospel afroamericano. Le 24 tracce dell'album provengono da storiche registrazioni dello sterminato archivio della Smithsonian Folkways; il booklet, in lingua inglese, nel descrivere i vari brani offre anche una storia sintetetica di questo affascinante canto religioso.

Dedicato invece alle leggende del folk americano (da Woody Guthrie a Pete Seeger a Brownie Mc Ghee) è il cd pubblicato da Smithsonian con il titolo «Classic Folk Music». Qui sono raccolti venticinque successi, canzoni amate da bianchi e neri e che hanno scritto la storia della musica americana. I brani sono tratti da spettacoli registrati tra il 1940 e il 1960.

 

BHM records (distr. Egea) presenta la sua ultima produzione tra blues e jazz firmata da WDR Big Band Köln, l’orchestra che nel 2007 ha ricevuto un Grammy Award per il disco dei fratelli Brecker «Some Skunk Funk». «Blues & Beyond», il titolo dell’album, è un concentrato magico di swing: quattordici composizioni di autori che hanno segnato in modo indelebile la storia del jazz, da Jerome Kern a Duke Ellington, da Fats Waller a Ray Charles. Tra i brani interpretati ve ne cito tre come rappresentanti dell’insieme: Ol’ Man River , It Don’t Mean a Things e Hallelujah I Love Her. E tra gli ospiti eccezionali delle registrazioni nomi del calibro di Joe Williams, Milt Jackson, Cedar Walton e Jeff Hamilton .

Grandissimo swing, anche se modulato diversamente, troverete nei dischi seguenti. «Recapturing The Banjo» (Telarc- distr. Egea) una produzione di altissimo spessore culturale, un progetto che vuole ridare lustro al banjo e che ha riportato in pista il cinquantanovenne Otis Taylor dopo una lunga assenza dalla fine anni Settanta a metà Novanta dal mondo delle note. Tra gli ospiti del cd Guy Davis, Corey Harris, Alvin Youngblood Hart, Keb’ Mo’ e Don Vappie per 14 brani di ottima musica e da cui spicca l’immortale Hey Joe, che la nostra fantasia ci riporta, ovviamente, alle magiche corde di Jimi Hendrix. Ricordi da pelle d’oca.
E il banjo è protagonista indiscusso anche nell’album pubblicato da Smithsonian Folkways Recordings: «Territory» di Tony Trischka, uno straordinario specialista di queste corde. Tony si è sempre dimostrato un punto di riferimento per i banjoisti, è stato tra i primi ad attingere a piene mani al jazz e al rock per ampliarne i confini, e queste sperimentazioni gli hanno provocato non poche critiche dai puristi dello strumento. Ma queste sono diatribe per specialisti. A noi invece interessa dire che si tratta di buona musica e si fa ascoltare con piacere anche dai non appassionati dello strumento.

«Get Onboard» (Telarc - distr. Egea) è il quinto lavoro discografico dell’eclettico bluesman e figlio d’arte Eric Bibb, artista che tenta di esplorare “quel luogo musicale in cui il blues incontra il gospel e il soul. E con questo disco voglio trasmettere un messaggio semplice ma molto diretto: vorrei che la gente mi seguisse, non solo in quanto artista, e condividesse lo spirito che guida l’album, uno spirito di unità”. E’ un buon predicatore il nostro musicista-compositore, che in queste dodici tracce si destreggia bene tra i colori acustici, un talentuoso chitarrista che sa navigare tra gospel, ballads, soul music fino ai suoni caraibici, ma è nel blues del Delta del Mississippi che affonda le sue radici principali.

Medesimo ambiente quello in cui si muove da ben 95 anni il grande bluesman Pinetop Perkins, all’anagrafe Joe Willie, uno dei più grandi pianisti blues di tutti i tempi, depositario di uno stile che ha influenzato tre generazioni di musicisti blues. La prestigiosa etichetta americana Telarc (distr. Egea) pubblica l’album «Pinetop Perkins and Friends», dieci canzoni imperdibili, per festeggiare questa figura sacra della musica nera. E all’evento hanno contribuito tra gli altri Eric Clapton, Jimmie Vaughan, Willie "Big Eyes" Smith e l’altro grande gigante, B.B. King che duetta con Pinetop in Down in Mississippi.

  

E stiamo sulle rive del Mississippi e dintorni con alcune interessanti compilation della Putumayo World Music. «Mississippi Blues» è una bella raccolta di 11 brani dove sfilano grandissimi interpreti da Junior Wells a Bobby Bland da Luther Allison a John Lee Hooker a Memphis Slim. Quest’ultimo ci regala Stewball, un pezzo da incorniciare e dove appare anche il leggendario cantautore e bassista Willie Dixon. Sonorità afroamericane le potrete trovare nei cd «American Blues» (14 tracce); «Blues Lounge» (10 tracce); «New Orleans» (11 tracce); nel bellissimo «Mali to Memphis», dodici tracce ricche di swing che fanno dialogare la musica afroamericana con il cuore della Casa Madre attraverso le voci e i fraseggi di John Lee Hooker, Habib Koité, Rokía Traoré, Muddy Waters, Baba Djan ed altri.

E a sud di Memphis a circa duecento chilometri incontriamo i suoni tipici della Louisiana creati da violini, fisarmoniche, chitarre, fiati, tamburi, maracas, un misto di country, ritmi caraibici, reggae, r&b e soul. Parte di questo mondo è raccolto in «Zydeco», tredici brani suonati dai protagonisti di questo mix musicale tra cui il «re dello zydeco» Clifton Chenier e il suo discepolo Buchwheat Zydeco. E dalla terra cajun scivoliamo giù fino a New Orleans, la città di Satchmo adagiata sul Delta e che guarda al Mar dei Caraibi. In questo crocevia etnico-culturale scopriremo la lunga storia della musica di questa terra espressa soprattutto dalle mitiche brass band. ma non solo. «New Orleans Brass», titolo di questo bell’album, ricco di note informative, illustra a suon di note quel melting pot musicale che solo New Orleans ha saputo esprimere a livelli così alti. Tra le 11 tracce troviamo la Dirty Dozen Brass Band, trombettisti eccellenti come Leroy Jones o Kermit Ruffins, o vocalist come John Boutté, un interprete straordinario con uno stile che riassume le varie espressioni del canto nordamericano, dal jazz al r&b, dal cajun al soul. Abbiamo parlato di artisti facili da incontrare nei club della magica città del Mardi Gras, di Congo Square, del Quartiere Francese, il centro storico della Crescent City (così chiamata New Orleans per la sua forma a mezza luna) che si sta riprendendo dalle offese subite.

Da qui avremmo voluto risalire tutti gli Stati Uniti, scoprire tanti altri protagonisti della musica afroamericana, per poi sconfinare nel Canada, conoscere le terre di origine degli acadiani che popolarono il sud ovest della Louisiana, e magari - già che eravamo in zona - sbirciare tra i suoni che sono raccolti in «Quebec» (Putumayo, 2008). Ma abbiamo preferito fermare il nostro viaggio musicale a New Orleans, perchè questa città, oltre ad essere la culla della musica afroamericana, è una realtà che merita approfondimenti ulteriori sui rapporti con le musiche caraibiche, con Cuba, Haiti, Messico eccetera. Una grande finestra da cui lanciare il nostro sguardo sui Caraibi e il mondo latino, la vasta regione che alimenta la cultura musicale preferita dai lettori di questo portale.
Termina qui il nostro itinerario musicale e da cui, se vorrete, potrete trarre spunti e idee per personalizzare un vostro viaggio vero e concreto tra i suoni delle genti.
 

A cura di:
Gian Franco Grilli
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