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CURIOSITA' DAL MONDO


RAP @ CUBA

Nato come espressione dei giovani nelle strade estatounitensi, il rap si é ormai da anni diffuso in tutto il mondo. Ogni cultura marginale ne ha fatto un pó il suo baluardo, approfittando di questa speciale poesia di cui un testo rap puó essere farcito, ed utilizzato per le piú disparate denunce sociali. Attualmente negli USA si puó dire che é quasi totalmente commercializzato e trasformato nel solito business a cui gli americani ci hanno abituato. Il loro consumismo tritura qualsiasi cosa, anche le filosofie di vita. In altri paesi peró, per diverse ragioni, il rap é qualcosa di relativamente nuovo e, seppur nato sull’onda di quello nordamericano, sta acquistando una vita propria nelle diverse realtá sociali. In alcuni luoghi si potrebbe continuare a definirlo una forma di espressione artistica, a volte dura, a volte divertente, a volte shoccante. Quando é valida, é tutto questo insieme. Io vorrei parlare di uno di questi luoghi: La Habana. Mi inoltro in questo, per me, nuovo mondo cominciando con semplici domande e cercando contatti attraverso gli amici che da anni mi conoscono. Alcuni fra i “callejeros” dell’Havana Vecchia,ovviamente, sono gli esperti di questo genere e mi danno le prime informazioni generali. Il rap in Cuba? E’ ormai una certa quantitá di anni che esiste, ma ha vissuto in sordina fino agli anni novanta. Dal 1995 ha acquistato una certa importanza, con la nascita dell’evento piú grande nell’“isla grande” per questo genere: il Festival dell’hip-hop. Quest’ultimo si celebra in Havana durante il mese di agosto e si é sviluppato ogni anno un pó di piú, fino a raggiungere importanza internazionale. A questa altura, com’é facile pensare, lo “zampino” delle istituzione statali é presente e sostiene i giovani rappers. Almeno quelli che vengono considerati i migliori. Giá perché questa é la cosa piú difficile in un paese con migliaia di musicisti validi. Essere il migliore! Ho letto molto sul rap cubano prima di conversare con vari personaggi ben introdotti in quest’ambiente. Volevo essere preparata a fare le domande corrette e volevo anche chiarire alcuni dubbi creati proprio da tutto quello che ho letto, soprattutto nella stampa straniera. Dopodiché, ho avuto una lunga conversazione con Alexander e Warner due dei componenti di Familia’s Cuba Represent, uno dei maggiori gruppi rap cubani. Per cominciare, chiedo loro cosa intendiamo esattamente con “appoggio al rap” (da parte delle istituzioni governative), termine che ho visto ripetuto in centinaia di articoli scritti da giornalisti cubani e non. Si comincia quindi a parlare proprio del famoso Festival, che si svolge nel quartiere periferico di Alamar (uno dei quartieri di nascita del rap cubano, insieme a quello dell’ Havana Vieja e Marianao), l’unico evento organizzato e sostenuto dal governo. Alex e Warner mi illuminano immediatamente sul fatto che solo coloro che riescono a farsi strada completamente soli arrivano ad Alamar. Mi spiegano meglio: i gruppi migliori di Cuba, che arrivano fino al festival hip-hop, sono quelli che giá da tempo stanno suonando e raccogliendo consensi a furia di sforzi personali. I mezzi per cantare, suonare, incidere e farsi propaganda escono dalle mille invenzioni che i cubani sono obbligati a creare per sopravvivere. Nessuno li aiuta a sfondare. Quando giá hanno acquistato un certo credito fra il pubblico, allora vengono presi in considerazione anche dall’organizzazione patrocinante il festival: la Asociación Hermanos Saiz. Si svolgono dei regolari provini fra la miriadi di gruppi di tutta l’isola e si selezionano i partecipanti. Una volta conquistata la prima linea in Cuba, l’anno seguente i migliori gruppi partecipano di diritto al Festival senza alcuna necessitá di provino. Familia’s Cuba Represent fa parte dei gruppi al top insieme a Eddy K, Alto Voltaje, Free Holes Negros, Obsesión, Doble Filo ed altri. Attualmente si calcola che i gruppi rap siano ormai piú di 600, quindi é veramente necessario essere non solo in gamba musicalmente parlando, ma anche pronti a grandi sforzi per autopromuoversi. La cosa mi é confermata anche da Elexer Fonky, che con Figueredo De la D formano il giovane gruppo Resurreción. Loro sono una new entry nel mondo rap cubano (anche se giá esistono da due anni circa) ma si sono giá dati daffare moltissimo e nelle “calles” dell’Havana Vecchia si ascolta spesso un un tema tra i piú interessanti fra quelli che spiegano la vita dei ragazzi di strada: “Assedio” . Elexer mi dice che attualmente i nomi ricorrenti nei grandi eventi come il Festival oppure il Cubadisco (dove lo spazio dedicato al rap é poco, ma esiste) sono sempre gli stessi. Ora pare sia ancora piú difficile entrare a formare l’elite se non hai qualcuno che ti appoggia, magari un buon gruppo salsa che ti invita ad aprire il proprio concerto. Mi viene anche chiarito il fatto che “arrivare in cima” non vuole assolutamente dire guadagnare qualcosa. Non ci sono contratti, non ci sono soldi, non ci sono registrazioni di cd né promozioni da parte di nessuno. Se vuoi rimanere nel campo, devi continuare a farcela da solo. Peró Alex mi conferma che un vantaggio esiste: ai gruppi che dovessero essere contrattati per concerti all’estero, viene data una certa facilitá nella preparazione dei documenti necessari per uscire dal Paese nonché l’opportunitá di pagare gli stessi in pesos cubani e non in dollari come in genere succede per gli altri cittadini. Passo quindi a chiedere in che modo é possibile ottenere un cd di rap cubano, dato che nei negozi di musica non esistono o se, forse, sono io quella che non li ha trovati. La risposta era quella che bene o male mi aspettavo: non posso trovare musica rap attraverso i canali preposti alla vendita. Se voglio ottenere un cd, meglio dirigermi direttamente al gruppo che piú mi interessa. Durante l’ultimo Festival hip-hop, é stato pubblicato una compilation di vari artisti rap dal nome “Con los puños arriba” che si é venduta in pesos cubani durante i concerti stessi. Il disco si é esaurito nel giro di poche ore e non é stato piú prodotto, nonostante l’enorme successo ottenuto. Da sottolineare il fatto, mi confida Warner, che ogni gruppo partecipante alla compilation ha contribuito con il demo della propria canzone. Ossia, non c’é stata una registrazione in uno studio professionale né tantomeno si é pagato ad ogni gruppo l’uso della canzone. Sorvolo sull’argomento ed evito di fare commenti ai miei due nuovi amici. Poi passo a chiedere come si affronta il problema della mancanza di pubblicitá e di spazi fissi dedicati al rap. La propaganda é effettivamente il grande problema in Cuba. Se qualcuno fosse interessato a qualcosa in particolare, l’unico modo per avere informazioni é mettersi a cercare seriamente. Quando si organizzano i concerti, sono gli stessi elementi dei gruppi o gli amici e famigliari, quelli che passano un certo tempo per le strade havanere a distribuire volantini oppure ad attaccare cartelli in vari luoghi per avvisare la popolazione. Il concerto poi, in genere, é completamente gratuito e serve semplicemente per farsi conoscere. Familia’s Cuba Represent possedeva uno spazio fisso nel famoso Caffé Cantante, tutti i sabati pomeriggio. Il prezzo era di pochi pesos cubani e, a detta di molti, ogni sabato si registrava il tutto esaurito. Chiuso il Caffé per lavori di ristrutturazione, niente spazio alternativo né per loro né per altri. Ero a conoscenza, grazie a un altro rapero (Joel, membro del grupo Misión), che esiste una piccola peña in un luogo chiamato “sitio 11” , che si svolge tutti gli ultimi sabati del mese. Il progetto si chiama “Café Salud” ed esiste grazie alla collaborazione francese. Di fatto, il gruppo Misión sta per partire alla volta dell’Europa. Si tratta di un progetto con lo scopo di promuovere la musica rap (qualsiasi gruppo puó presentarsi e cantare) ma anche di allertare i giovani sui pericoli dell’AIDS. La pretesa é quella di creare un luogo d’incontro dove ci si diverta in modo sano, senza alcool e senza fumo. Si distribuiscono pure preservativi, giusto per ricordare ancora una volta ai giovani che il sesso sicuro é la cosa migliore per tutti. A parte questo spazio attualmente in Habana c’é il Parco Almendarez che offre la possibilitá di assistere al alcuni concerti durante il fine settimana e, se si ha voglia di impegnarsi un pó con il trasporto, si puó raggiungere il quartiere di Alamar e trovare altri gruppi rap che – soli – si autorganizzano per offrire la loro musica al pubblico generalmente nell’Anfiteatro. Sporadicamente poi, esistono alcune peñas in giro per la cittá. Sempre che si abbia la fortuna di venirlo a sapere in tempo. Durante la mia lunga conversazione con i ragazzi di Familia’s, direttamente in casa di Alex in Havana Vecchia, ho il piacere di fare conoscenza con un altro grande personaggio della scena rap cubana: Eddy. Di fatto avevo giá visto la sua faccia, ma non ricordavo dove. Poi mi é stato chiarito il dubbio. Il gruppo Eddy K é l’unico che ho sempre visto in televisione. La sigla di chiusura del programma culturale “la otra geografia” é sua. Ecco spiegato il mistero della faccia nota! Anche Eddy si aggiunge alla nostra chiacchierata ed apporta altre informazioni alla mia ricerca. Con lui presente, affronto gli altri temi di mio interesse. Cominciando con i testi delle canzoni. Questa é la parte veramente affascinante del rap, a mio modesto parere. Qui entriamo nel vivo nella discussione, dato che anch’io ho la stessa curiositá di tutti: ma voi vi potete esprimere liberamente? Non voglio con questa domanda scatenare nessun tipo di polemica e neppure insinuare di avere sentito dei testi contenenti messaggi contro la Rivoluzione. La mia é pura curiositá. Si, generalmente il testo é limitato solo da quello che é il canone regolante qualsiasi libertá di espressione: il rispetto. Le canzoni parlano di tutto: dei problemi economici, di quelli razziali, dei modi di sopravvivenza cubana, dell’emigrazione, della prostituzione ed anche dei vari problemi legati ai rapporti con lo straniero. Insomma, contengono esattamente la realtá cubana tale e com’é veramente. Ovvio che tali temi possono essere affrontati in modi diversi. Se si introducono parole od espressioni tali da offendere il governo o vari personaggi specifici, la censura fará i dovuti tagli. Comunque, fino agli eventi ufficiali, non esiste praticamente nessuna censura dato che la musica, come ho giá detto, circola in una specie di mondo sotterraneo. A momento debito, si faranno le dovute modifiche necessarie o magari si scriveranno testi nuovi. Ho letto ed ascoltato testi veramente notevoli e degni di nota. Unico limite che vedo é la conoscenza dello spagnolo usato in Cuba, delle espressioni gergali che sono tipiche dei “callejeros” e senza le quali é, qualche volta, difficile applicare il testo alla realtá circostante. Il tema “Assedio” é un tipico esempio di tutto ció, nonostante sia un reale scorcio di quello che succede “las venticuatros horas” in Havana Vecchia. Per concludere affronto uno degli aspetti pratici, a cui arrivo poco a poco riflettendo su molte delle cose che mi hanno appena comunicato, fra cui il fatto che esistono anche stranieri che, dopo aver ascoltato alcuni temi al festival, si sono letteralmente rubati il lavoro e lo hanno pubblicato fuori dal Paese senza pagare nessun diritto d’autore e senza dare il merito a chi realmente lo possiede. Domando quindi: come gli artisti possono proteggere le loro opere? Tutti mi guardano un pó stupiti della mia domanda. Eppure non mi pareva una stupidata prima di aprire bocca. Comunque poi, mi spiegano che non hanno modo di proteggere né i testi, né il nome e tantomeno la loro immagine. Ossia, qualsiasi persona puó impossessarsi delle loro opere attraverso un semplice video durante un concerto oppure attraverso un cd comprato per la strada e poi usarlo per una produzione straniera. Tecnicamente non esisterebbe alcun plagio, dato che i diritti non sono protetti. A differenza dei gruppi salsa, i rapper non hanno una impresa di produzione a loro destinata che li aiuti in questo senso. Di fatto la cosa é successa piú di una volta, e Familia’s Cuba Represent é una delle vittime. Sono certa che anche in Cuba esista una legge che protegga il copyright, ma credo che agli artisti non convenga depositare il proprio lavoro per qualche ragione economica o, forse, politica che preferisco non indagare. Mi rendo conto che le cose collegate a questo mondo in cui ho appena cominciato ad introdurmi sono molte. Molte riguardano gli artisti in genere e non solo il rap. Quello che continua a meravigliarmi peró sono i bellissimi testi che ascolto nelle diverse canzoni, che ora cerco avidamente e che mi aiutano a capire molte cose della vita cubana. Ho scoperto qualcosa che piace, che diverte, che fa riflettere e pensare. Ancora una volta devo ammettere che il talento artistico cubano, molte spesso, nasce dalle necessitá. Peró vive alimentandosi con la passione della sua gente. E quest’ultima, nessuno l’ha ancora potuta limitare.

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